Diga di Vetto, il comitato raccoglie 400 firme in città

Non si ferma la lotta dei cittadini che vogliono l’invaso da 250 milioni di metri cubi Catellani: «I politici devono capire che non si tratta solo di difendere i prati stabili»

Roberto Fontanili

val d’enza. «Il nostro obiettivo è raccogliere almeno 5mila firme. A quel punto le consegneremo alla Regione che così sarà costretta ad ascoltarci», spiega Luciano Catellani, il produttore agricolo a capo del Comitato dei sostenitori della Diga di Vetto che ieri era presente al Mercato contadino in piazza Fontanesi, a Reggio Emilia, per raccogliere firme e ingrossare le fila dei reggiani che pensano che l’invaso, di cui si parla almeno da decenni, s’ha da fare. Le raccolte firme vanno avanti ogni fine settimana, con grande determiniazione in diversi punti della provincia.


«In mezza giornata – continua – abbiamo raccolto 400 firme da altrettanti cittadini, alcuni dei quali sono venuti apposta per aiutarci. È stato un flusso continuo e siamo soddisfatti da quando abbiamo iniziato la raccolta il 12 settembre a Cavriago simo arrivati a 4mila firme e nelle prossime settimane saremo a Canossa, Castelnuovo né Monti e Poviglio». Luciano Catellani ha anche raccolto l’adesione di “Ripuliamoci”, il gruppo di volontari guidato da Stefano Ferrari che settimanalmente è impegnato nella pulizia e a raccogliere rifiuti lungo strade e nei parchi cittadini e che ha sposato l’iniziativa portata avanti dal Comitato nato in Val d’Enza.

«Una mobilitazione – sottolinea Catellani – che ha travalicato i confini del mondo agricolo. Sappiamo che sarà una lotta dura perché il mondo politico reggiano e non solo minimizza il problema, ma non siamo soli. Con noi ci sono anche imprenditori, industriali e tanti cittadini che hanno compreso che non stiamo facendo una battaglia corporativa. Dobbiamo far capire ai politici che non si tratta solo di difendere i prati stabili e la stessa tipicità del Parmigiano – Reggiano».

«Ma come si fa a non capire – s’inalbera Catellani – che il problema è quello di non vedere il letto dell’Enza in secca e che la siccità determina un problema di rimpinguare le falde. I cittadini l’hanno capito che non la questione riguarda solo l’agricoltura».

Catellani e il suo Comitato non hanno intenzione di fermarsi.

«Continueremo la raccolta di firme – assicura – e abbiamo in programma un convegno e faremo anche un’iniziativa pubblica con la presenza di politici e amministratori. Qualche personaggio politico ci ha invitato ad un colloquio e anche in quell’occasione cercheremo di spiegare che i soldi pubblici vanno spesi bene e che la proposta del Magistrato del Po di realizzare quattro invasi più piccoli, anziché un invaso da 250 milioni di metri cubi di acqua, non risolve il problema». E conclude infine: «Abbiano incontrato persone di tutti gli orientamenti politici e gli abbiamo spiegato che la diga non è un problema politico. Si tratta di affrontare la questione ambientale a cui è legato anche l’aumento delle temperature e la disponibilità di acqua».

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