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Casina, l’amico di Walter: «I suoi familiari non avevano saputo che fosse ricoverato»

Fiori e un messaggio "Perdono" sul luogo della caduta

Luca Bertolini: «Si sono attivati e lo hanno trovato a Parma» Oggi l’addio. In piazza fiori e un messaggio: «Perdono»

CASINA. Si svolgeranno oggi, in forma riservata, i funerali di Walter Fornaciari, il 46enne morto dopo giorni di agonia all’ospedale Maggiore di Parma, a causa di un trauma cranico riportato dopo essere stato spinto a terra – è questa l’ipotesi dei carabinieri, con la denuncia di un minore – in via Roma. Nel dramma emerge anche un particolare che rende ancora più dolorosa questa vicenda. «I familiari di Walter non sapevano cosa gli fosse successo. Soltanto dopo alcuni giorni, dopo ricerche autonome nei nosocomi delle altre provincie, hanno scoperto che il loro caro era ricoverato in coma in rianimazione al Maggiore di Parma». A raccontarlo è Luca Bertolini, amico della vittima ed ex consigliere comunale. Walter era stato soccorso la notte del 26 ottobre, dopo che un paio di ragazzi erano entrati nel Bar Diana per chiedere aiuto. La vittima era stata soccorsa prontamente dai volontari della Croce Rossa del paese e poi portata alla piazzola del cimitero dove è atterrato l’elicottero. «Che i familiari abbiano scoperto dove fosse finito il loro caro soltanto venerdì è incredibile» commenta Bertolini.

Walter Fornaciari


I carabinieri hanno ascoltato i testimoni di questa vicenda e grazie a questi interrogatori è stato identificato il presunto responsabile della spinta: il quadro della vicenda per gli investigatori sarebbe ormai chiaro anche se resta da capire quale sia la causa del decesso.

In questi giorni i residenti di Casina si sono astenuti da qualsiasi commento sulle presunte responsabilità del minorenne che ha spinto Walter. «Quello di Casina è un silenzio pudico – dice Bertolini – Non è un silenzio omertoso, ma rispettoso. Rispettoso della vittima e anche del ragazzo. Anche sui social non si leggono le cose alle quali siamo abituati in questi casi. Certo, qui il presunto colpevole non è un clandestino, una persona sconosciuta, uno che passa per caso: siamo abituati in questi casi a leggere commenti tremendi. Ma io dico che è più inumano il giustizialismo con il quale viene preso di mira lo straniero di turno, che non il silenzio rispettoso della nostra comunità. In un paese di 4.000 abitanti ci si conosce tutti e questi ragazzi che erano presenti quando Walter è caduto a terra sono figli di persone integrate e rispettate». Intanto, ieri, nel punto in piazza in cui è caduto Fornaciari, qualcuno ha appoggiato un mazzo di fiori con un messaggio: «Perdono».

Bertolini parla anche di episodi precedenti, nei quali i ragazzi avrebbero preso di mira Fornaciari quando magari alzava un po’ troppo il gomito. L’amico non crede alla volontà di fare male, ma «a qualcosa scappato di mano». Alle volte era anche la vittima a cercare i ragazzi, «perché era una persona sola». Fatto sta che «chi sa cosa è accaduto quella notte deve raccontare tutto, perché questa è la più brutta vicenda che io ricordi a Casina e tante cose non sono andate per il verso giusto: i familiari non sono stati avvertiti in tempo, le telecamere erano spente…Bisogna che tutta la verità venga fuori e chi ha delle responsabilità se le assuma. Ne usciremo soltanto in questo modo. Ora aspettiamo che la giustizia faccia pienamente il suo corso».

J. D. P.

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