Condannato lo psicoterapeuta Foti Rinviati a giudizio in diciassette

Il giudice Dario De Luca assolve l’assistente sociale Beatrice Benati ma su di lei penderebbe una nuova accusa

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Assoluzione piena (il fatto non sussiste) per Beatrice Benati, l’assistente correggese di 31 anni per la quale la procura aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo per una violenza privata e una tentata, una condanna a quattro anni per lo psicoterapeuta Claudio Foti – a fronte di una richiesta di sei anni – per i reati di abuso d’ufficio e lesioni gravissime (per la frode processuale, il terzo capo d’imputazione ascritto, il fatto non sussiste). Ritenuta la continuazione e applicata la riduzione per il rito abbreviato, Foti è stato giudicato colpevole e condannato a quattro anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e alla sospensione dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per la durata di due anni.


Sarà tenuto al risarcimento danni, da liquidarsi in separata fede, e al pagamento delle spese processuali a favore delle parti civili.

Si è concluso così l’atteso processo con rito abbreviato – del quale Foti è stata la guest star – di “Angeli & Demoni”, lo scandalo sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza che tanta eco ha avuto a livello nazionale.

Contestualmente, nel dispositivo unico firmato dal giudice Dario De Luca, è stato deciso il non luogo a procedere – per motivi diversi – per cinque imputati (Attilio Mattioli, Nadia Campani, Barbara Canei, Sarah Testa e Daniela Scrittore), i quali escono dal procedimento, mentre altri sei imputati hanno visto alleviata la loro posizione sempre per non luogo a procedere per alcuni capi d’imputazione. Di fatto sui 24 imputati iniziali, anzi sui 22 tolti Benati e Foti, diciassette si avviano verso il rito ordinario: la prima udienza davanti al collegiale è stata fissata per l’8 giugno 2022.

Quella di ieri è stata una giornata alquanto movimentata al Palazzo di Giustizia di Reggio Emilia, preso d’assalto da televisioni, agenzie di stampa e quotidiani provenienti da tutta Italia. La seduta a porte chiuse si è aperta con puntualità alle 9.30, con il pm Valentina Salvi che ha parlato per quasi due ore. Si è trattato di una riedizione della requisitoria-fiume che il pubblico ministero aveva svolto in ottobre, quando tenne banco per sette ore per chiedere la condanna di Foti. Un tirare le fila definito, dai numerosi avvocati presenti, come puntuale, puntiglioso ed efficace. La bordata principale ai difensori di Foti – che più di una volta hanno lamentato la mancata considerazione delle videoregistrazioni delle sedute di psicoterapia prodotte – ha riguardato un video depositato dalla difesa e datato 21 aprile 2017: un video ritenuto decisivo perché avrebbe dimostrato, secondo i legali, che la ragazzina sottoposta a psicoterapia da Foti tra il 2016 e il 2017 (secondo l’accusa «ingenerando in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre e dal socio») avrebbe riferito abusi in modo autonomo e senza suggestioni. Ebbene il pm Salvi, sottolineando le contraddizioni delle difese, ha dimostrato “per tabulas” che il video risale a novembre, non ad aprile; e i difensori non hanno potuto far altro che ammettere l’errore.

L’accusa si è poi soffermata su alcune questioni tecniche (ad esempio aspetti legati al reato di abuso d’ufficio), ha ribadito i prezzi fuori mercato praticati da Foti (135 euro a seduta) e sugli importi ha insistito sul fatto che Foti avrebbe dovuto essere consapevole che l’incarico in esclusiva alla onlus torinese Hansel & Gretel avrebbe superato i 40mila euro, soglia sopra la quale per legge un ente pubblico avrebbe dovuto procedere ad una gara.

Il pm Salvi si è concentrata sullo psicoterapeuta, soffermandosi solo pochi minuti sulla posizione di Beatrice Benati, sulla quale – ha svelato l’accusa – penderebbe un’altra inchiesta per falso in atto pubblico. «Ne prendiamo atto, ci difenderemo in quella sede», ha dichiarato l’avvocato difensore Luigi Scarcella.

Dopo una pausa alle 11.45, alla ripresa è stata la volta delle controrepliche dei difensori di Foti, che hanno ribadito la correttezza dell’operato del loro assistito. Benati ha rilasciato dichiarazioni spontanee, affermando di essere stata all’oscuro che esistesse un “sistema Bibbiano” e raccontando di essersi limitata a optare, per la sorella minore della ragazza che ha inguaiato Foti, per la trasformazione in full time di un affidamento part-time già in essere, in un’ottica prudenziale e cautelare visto il quadro familiare e solo in via temporanea. Il legale Scarcella, da parte sua, ha sostenuto la buonafede dell’assistente sociale. Alle 13 si è riunita la Camera di Consiglio, conclusasi alle 15 con la lettura della sentenza.

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