Affidi illeciti, rinviato a giudizio il sindaco di Bibbiano: «Non vedo l’ora che inizi il dibattimento»

Per Carletti è rimasto solo il capo d’imputazione di abuso d’ufficio assieme all’ex sindaco di Montecchio, Paolo Colli

REGGIO EMILIA. «Andrea Carletti non vede l’ora di andare a dibattimento». Così l’avvocato Giovanni Tarquini, difensore insieme al collega Vittorio Manes dell’attuale sindaco di Bibbiano, ha sottolineato come all’amministratore sia rimasto un solo capo d’imputazione.

Dal punto di vista del coté politico dello scandalo Bibbiano l’accusa continua a perdere pezzi. Ai due amministratori che affronteranno il giudizio ordinario (Carletti e l’ex sindaco di Montecchio, in veste di ex presidente dell’Unione val d’Enza, Paolo Colli) è rimasto un unico addebito: l’abuso d’ufficio legato all’affidamento della psicoterapia alla onlus Hansel & Gretel di Claudio Foti.



Carletti, arrestato il 27 giugno 2019, ha passato sei mesi ai domiciliari poi sostituiti dall’obbligo di dimora nel comune di residenza e ora è libero. Eletto per il secondo mandato nel maggio dello stesso anno (un mese prima dell’esplosione dello scandalo affidi), non è mai stato sfiduciato e tuttora esercita le funzioni di sindaco fino alla scadenza, prevista nel 2024.

Carletti ha sempre protestato la sua innocenza, denunciando le gravi ripercussioni che il clamore mediatico ha avuto sulla sua esistenza e sulla quotidianità dei suoi congiunti. Colli ha scelto il silenzio, patendo anch’egli ripercussioni personali pesantissime. In origine a Carletti erano stati addebitati quattro capi d’imputazione: tre abusi d’ufficio (per l’affidamento del servizio legale a Marco Scarpati, totalmente assolto; per aver spacchettato i vari pagamenti in importi al di sotto della soglia che obbligava alla gara a evidenza pubblica e per l’affidamento della psicoterapia) e un falso in bilancio (documentazione non corrispondente al vero).

A seguito della sentenza del gip Dario De Luca è stato stabilito il non luogo a procedere per il falso in bilancio e un solo capo d’imputazione è rimasto in piedi, sia per Carletti sia per Colli: l’abuso d’ufficio legato all’affidamento della psicoterapia alla onlus torinese.

«La sua posizione si è drasticamente ridimensionata – ha commentato l’avvocato Tarquini –. Per quel che lo riguarda il processo dovrà verificare non solo se sia stata commessa una qualche illegittimità amministrativa nell’affidamento dell’appalto concernente il servizio terapeutico di cura dei minori da parte dell’Unione dei Comuni quanto, soprattutto, a chi sia addebitabile l’eventuale illegittimità. Cioè chi avesse concreta consapevolezza delle eventuali irregolarità e chi invece abbia agito in buona fede. E noi restiamo fermamente convinti che il sindaco Carletti ha sempre agito in totale buona fede, come contiamo di dimostrare in giudizio. Si farà definitivamente chiarezza nella sede appropriata, che sarà quella dibattimentale».

E Carletti ha espresso il desiderio, tramite il legale, di «aspettare e desiderare quel momento per dimostrare la completa estraneità di una persona che ha sempre fatto il suo dovere e continua a farlo ancora oggi».