Addio a don Creardo Cabrioni prete della gente e missionario

Era uno dei decani della curia Reggiana, fratello dell’imprenditore dei biscotti. Il funerale verrà celebrato domani a Marola, sarà sepolto nel cimitero di Miscoso

CARPINETI. Parroco di montagna, missionario, “prete della gente” amatissimo. Nella notte fra il 10 e l’11 novembre è morto uno dei decani della curia reggiana, l’88enne don Creardo Cabrioni di Marola, stroncato da una malattia incurabile emersa circa un mese fa. Don Creardo è venuto a mancare a Boastra, un borgo non lontano da Marola in cui viveva con la famiglia, originaria del paesino di San Donnino. Il suo è un cognome noto: nel Carpinetano il fratello Angelo è il fondatore e titolare del celebre biscottificio Cabrioni con sede sempre a Marola, non lontano dall’abbazia, e attivo dal 1973. Ad assistere il sacerdote, nelle ultime settimane, c’erano amici e parenti, che hanno cercato di sostenerlo anche nell’esercizio del ministero. Sino a pochi giorni fa, ha ricordato il parroco di Carpineti monsignor Guiscardo Mercati, don Creardo confessava e celebrava messa.

Il funerale verrà officiato dal vescovo Massimo Camisasca alle 11 di domani, nell’abbazia matildica di Marola, dove la salma verrà custodita in attesa della funzione e dove, oggi alle 20.30, si terrà una veglia. Don Cabrioni verrà poi seppellito nel piccolo cimitero di Miscoso di Ramiseto, dove aveva operato per anni, come da sua espressa volontà. «Ha scelto quel posto per la sua esposizione a oriente e perché non vi è sepolto alcun prete. Inoltre all’ingresso vi è sepolto un bambino piccolo e i piccoli sono sempre stati nel cuore del suo ministero», spiega monsignor Mercati.


Consacrato sacerdote nel giugno 1958, ha studiato al seminario di Marola, dove ha conosciuto don Amedeo Vacondio, scomparso la settimana scorsa. Lo stesso anno ha iniziato il suo percorso, a Borzano e poi a Roncolo, prima di diventare, a inizio anni ’60, cappellano degli operai, direttore spirituale dell’istituto Artigianelli e poi parroco del Preziosissimo Sangue a Reggio. Nel 1968 si è aggregato alla missione diocesana in Brasile, dove rimase sino al 1979. Da allora, è stato attivo come parroco principalmente in montagna. A Febbio e Asta di Villa Minozzo, poi a Piolo, Caprile, Cinquecerri e Montecagno e Casalino di Ligonchio. Dopo una fase a Coviolo, dal 2000 al 2013 è stato collaboratore pastorale nelle piccole parrocchie sparse di Ramiseto e poi a Carpineti. «Era segnato dall’amore per tutti i fratelli e per la Parola di Dio», lo descrive Fabiana Guerra, sua amica da trent’anni. «Si è sempre sentito un annunciatore, ricorda Fabiana. Un peccatore immerso nell’infinita misericordia del Padre. E nell’incontro con gli altri era in grado di esprimere questi sentimenti. Era molto buono». Stesso pensiero per il sindaco Tiziano Borghi: «Era una persona buona e disponibile con tutti, che ha saputo con intelligenza e gentilezza, mettersi umilmente al servizio dell’intera comunità carpinetana. Ho avuto occasione di conversare più volte con lui, in particolare della sua straordinaria esperienza di prete missionario in Brasile, tra la povertà e la miseria».


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