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La collezione di fossili di Luca “Dimitri” donata al museo dalla famiglia Bertolaso

Sono migliaia di microreperti di grande valore scientifico, tra cui due ricci risalenti al Messiniano. Una delibera di giunta sancisce l’accettazione: «Valuteremo il modo migliore per valorizzarla»

CORREGGIO. Le star di una collezione straordinaria, composta da diverse migliaia di reperti e microreperti fossili dal grande valore scientifico, sono due ricci vissuti milioni di anni fa, più precisamente nel Messiniano (Miocene Superiore). Il loro nome scientifico è Brissopsis lyrifera. Esiste un solo altro campione di questo genere ritrovato in Andalusia (Spagna). I due ricci sono stati trovati a Vezzano da Luca “Dimitri” Bertolaso, il paleontologo e artista, cui è dedicata attualmente una mostra monografica allestita al museo “Il Correggio”, e fanno parte della sua personalissima e vasta collezione.



Una collezione paleontologica contenuta in 40 scatole di varie dimensioni e 350 sacchetti che, a distanza di un anno dalla scomparsa a soli 56 anni di “Dimitri”, il padre Bruno e la madre Elisa Franceschini, con il fratello Andrea e la cognata Mirca Scaltriti, hanno deciso di donare al Comune per il Museo di Correggio. Una donazione che assume «un rilevante valore culturale per l’arricchimento che comporta nei confronti del patrimonio della nostra città», si legge nella delibera di giunta per l’approvazione della stessa, firmata il 2 novembre scorso alla presenza del sindaco Ilenia Malavasi, del vicesindaco Gianmarco Marzocchi, degli assessori Luca Dittamo, Monica Maioli, Fabio Testi ed Elena Veneri. Che la famiglia avesse intenzione di donare all’amministrazione locale la collezione di Bertolaso era stato annunciato già in occasione dell’inaugurazione della mostra “Luca Dimitri Bertolaso – Artista e paleontologo”, il 10 ottobre scorso, che presenta non solo un’ampia selezione dell’opera grafica, ma anche una parte della raccolta paleontologica realizzata da Bertolaso in occasione delle innumerevoli ricerche condotte sul territorio regionale e non solo. L’allestimento sarà visitabile fino al 21 novembre.

Pochi giorni fa poi il passaggio formale, la delibera di giunta, necessario per sancire l’accettazione della donazione. Su mandato della stessa giunta comunale ora sarà il direttore del museo Gabriele Fabbrici, con una tabella di marcia precisa, a occuparsi dell’inventario (da concludere entro il 31 dicembre) e della valutazione delle migliori modalità con cui valorizzare la collezione.

La collezione è stata una «scoperta inaspettata e incredibile per quantità e qualità», dice il padre di Bertolaso, Bruno, che esprime a nome della famiglia la gratitudine «per la sensibilità dimostrata dall’amministrazione locale».

«La donazione è avvenuta dopo la morte di Dimitri – racconta il padre – vista la complessità di mantenere intatta la stessa e per dare un forte incremento all’interesse per la paleontologia locale importante, ma trascurata».

«Il materiale è così tanto e di interesse tale che abbiamo pensato possa essere utilizzato in particolare per le scuole. Su questo dal Comune abbiamo avuto garanzie – spiega ancora –. L’intento della famiglia consiste nell’arricchimento del Museo di Correggio e di ricordare di frequente l’autore di una raccolta profondamente didattica».

Tutta la famiglia allargata ha sempre seguito Dimitri collaborando e seguendo attentamente quanto veniva fatto attraverso i molti articoli tecnici pubblicati un po’ dovunque. «I fossili sono stati la maggior parte degli interessi naturali di Dimitri a questi debbono seguire i minerali, le orchidee, le raccolte di insetti, la pittura, eccetera – racconta ancora Bruno –. Per parlarne più diffusamente sarebbe necessario un libro intero, il quale si sta già abbozzando». Il campo di ricerca di Dimitri si è concentrato fondamentalmente in Emilia, con particolare interesse per gli affioramenti del Miocene concentrati nei fiumi e nei calanchi. E proprio nei gessi di Vezzano il paleontologo ha trovato i due rarissimi ricci di mare che ora potranno essere ammirati e studiati da tanti bambini delle scuole locali.

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