C’è voglia di trattarsi bene e il balsamico registra un boom

L’aceto tradizionale Dop di Reggio Emilia beneficia del rilancio dei consumi dei prodotti di lusso e di qualità

REGGIO EMILIA. La chiamano “revenge spending”, la tendenza a fare acquisti per “rivalsa” nei periodi di difficoltà. Un fenomeno che ha investito in pieno il mondo del lusso, del turismo, della gastronomia e del vino. Potremmo dire che c’è voglia di trattarsi bene e questo riguarda, ovviamente, le persone che nel corso della pandemia hanno risparmiato e non hanno subìto gli effetti negativi che invece hanno colpito tante persone.

Il fenomeno sta spingendo anche l’Aceto balsamico tradizionale Dop di Reggio Emilia, che può essere considerato un prodotto di lusso vero e proprio, oltre che di altissima qualità.


CRESCE IL BOLLINO D’ORO

«Il 2021 vede a oggi un aumento del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dove invece si era registrato un lieve calo», dice Andrea Bezzecchi, presidente del Consorzio tutela. Ma anche l’anno scorso, pur a fronte di un leggero rallentamento delle vendite, le bottiglie Bollino Oro, cioè quelle di aceto invecchiato almeno 25 anni, hanno superato per la prima volta quelle Bollino Argento (almeno 12 anni di invecchiamento) e quasi equiparato quelle relativamente più economiche, le Bollino Aragosta (12 anni).

«Si potrebbe dire che, nell’anno del Covid – prosegue Bezzecchi – nonostante il numero inferiore di ampolline, a valori siamo rimasti stabili se non aumentati».

L’anno in corso invece sta facendo registrare una crescita significativa, che è anche frutto delle strategie messe in atto dal Consorzio.

A questo incremento contribuiscono anche le “ampolline degustazione” da 10 ml, che sono state lanciate a settembre. In beve tempo ne sono state vendute quasi 4.000. Circa la metà del balsamico tradizionale di Reggio viene esportata. Negli Stati Uniti un 100 ml di Bollino Oro Extra vecchio non è raro trovarlo tra i 200 e 250 dollari, equivalenti a 2.500 dollari al litro.



IL CONSORZIO SI MOBILITA

Il Consorzio tutela, che dal 1986 promuove l’applicazione del disciplinare, sta mettendo in campo numerose iniziative prima di tutto per fare capire nel nostro territorio il valore del balsamico tradizionale.

In quest’ottica riveste particolare importanza la collaborazione con l’Associazione nazionale degli allevatori bovini di razza reggiana (vacche rosse), che unisce i produttori del pregiato Parmigiano-Reggiano. Due realtà di nicchia, rispetto ai rispettivi mercati di appartenenza, che puntano sulla elevata qualità del prodotto, hanno dunque deciso di rafforzarsi a vicenda.

Il Consorzio sta preparando un ricettario comune e nei rispettivi punti vendita i due prodotti saranno proposti insieme,

Un’altra novità è la collaborazione con Ambasciatori del Gusto, associazione che promuove l’eccellenza della ristorazione italiana e di cui fanno parte i migliori chef italiani, da Bottura a Cracco.

LA STORIA

L’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia Dop nasce dalla doppia fermentazione del mosto cotto. Qualche forma di acetificazione, si legge nel sito www.acetobalsamicotradizionale.it, è nota già nel V millennio prima di Cristo, mentre l’uso alimentare del mosto cotto risale ai romani: Virgilio nelle sue Georgiche racconta l’uso di cuocere e ridurre i mosti per ottenere zuccheri, unica alternativa nell’antica Roma al miele.

Le notizie relative poi si perdono nei Secoli Bui, per riaffiorare nelle evidenze storiche nei primi anni del Millennio, quando si scoprono le prime tracce scritte di questo raro elisir.

La prima citazione di quell’aceto tanto agognato dalle teste coronate, risale alle note del monaco Donizone del 1046, quando l’imperatore di Germania Enrico VIII, in viaggio verso Roma per l’incoronazione, fece tappa a Piacenza. Qui rivolse a Bonifacio, marchese di Toscana nonché padre della famosa contessa Matilde di Canossa, di cui Donizone era biografo, la richiesta di omaggiargli uno speciale aceto che “aveva udito farsi colà perfettissimo” e sembra, inoltre, che l’avesse sentito “ribollire nella Rocca di Canossa”.

Si narra, infatti, che proprio all’interno delle mura del castello che diverrà famosissimo qualche anno più tardi per l’incontro “del perdono” tra papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV, venisse prodotto un aceto, elisir e balsamo.

Nei secoli XII, XIII e XIV sappiamo per certo dell’esistenza a Reggio Emilia, Scandiano e nei principali centri estensi, di fabbricanti di aceto riuniti in vere e proprie consorterie.

Le testimonianze sull’Aceto balsamico si infittiscono poi nell’Ottocento, attraverso gli elenchi dotali delle nobili famiglie reggiane.

Il resto è storia dei nostri giorni.