Processo white list, il luogotenente illustra i legami Bianchini-cosca

La Corte ammette i tre video in cui vennero registrati gli incontri con l’ex senatore Giovanardi

Francesco Dondi

Una maratona, la prima che giudici, pubblici ministeri, avvocati e testimoni dovranno affrontare.


È infatti iniziato il processo sulle white list prefettizie che tra gli altri vede imputati l’ex senatore Carlo Giovanardi, l’ex vice prefetto di Modena (Mario Ventura) e la famiglia Bianchini di San Felice. Ad inaugurare uno dei procedimenti più importanti maturati in Emilia, che ha portato alla luce collegamenti tra istituzioni, imprenditoria e apparati dello Stato, è stato il luogotenente Emidio D’Agostino del Nucleo investigativo dei carabinieri, già tra i protagonisti dell’inchiesta Aemilia. E proprio da Aemilia è partita la sua precisa e puntuale testimonianza, praticamente un lungo e dettagliato monologo interrotto soltanto da qualche domanda di puntualizzazione del pm Giuseppe Amara e dal presidente del collegio giudicante, Pasquale Liccardo.

Ma prima di addentrarsi nei primi input forniti dal militare – parlerà per almeno altre due udienze – il tribunale si è dovuto pronunciare sui discussi e contestati video, registrati da Alessandro Bianchini (ieri unico imputato in aula, seduto accanto ai suoi avvocati Giulio Garuti e Simone Bonfante) durante gli incontri con il senatore Giovanardi. E la decisione, che potrebbe sollevare contestazioni in sede politica, è stata quella di acquisire i tre video in cui il giovane Bianchini illustrava al politico le problematiche connesse alla white list, ma di disporre una nuova trascrizione dei dialoghi. Nello stesso provvedimento sono stati decisi l’acquisizione di tutti i tabulati telefonici; la trascrizione di una telefonata datata 30 marzo 2013 su cui sarà poi valutata l’ammissibilità, nonché la trascrizione di altre tre conversazioni di giugno e luglio 2013 quando la Bianchini Costruzioni era già stata esclusa dalla white list del terremoto per i gravi rischi di condizionamenti e infiltrazioni malavitose.

I legami con la’ndrangheta che ha epicentro nel Reggiano hanno assorbito gran parte della testimonianza di D’Agostino. «Troviamo i primi collegamenti tra Bianchini e gli ’ndranghetisti nel 2010 per gli affari di Giuseppe Giglio, colui con cui continueranno i contatti fino al periodo del terremoto. Bianchini doveva entrare nell’affare “Sorbolo” , l’investimento milionario in edilizia. Ma dell’impresa di San Felice ce ne occupiamo soprattutto nel periodo del post terremoto e quando viene chiesta l’iscrizione alla white list». I carabinieri di Modena hanno un problema: devono dare riscontro alla Prefettura sull’opportunità o meno dell’iscrizione ma allo stesso tempo non possono rivelare tutto perché sono in corso le indagini di Aemilia e il rischio di scoperchiarle è troppo elevato. Si sceglie così di rendere pubbliche solo alcune informazioni, che bastano per il rigetto della domanda. Emergono quindi i collegamenti tra Bianchini e alcuni operai assunti per la ricostruzione: sono tutti collegati alla ’ndrangheta reggiana e a Michele Bolognino, uno dei capi della cosca emiliana, fotografato anche mentre entrava nel cantiere delle scuole elementari di Finale. Ma tra quegli addetti c’è pure Gaetano Belfiore, il genero di Nicolino Grande Aracri, il boss di Cutro. È Belfiore l’uomo che, seguito dai carabinieri, scorta Grande Aracri durante una visita al Policlinico di Modena ed è sempre lui che portava le “imbasciate” dalla Calabria in Emilia. Non un manovale, quindi, ma un uomo di spicco. Da quelle frequentazioni arrivò la prima interdittiva antimafia per la Bianchini Costruzioni del giugno 2013 dalla quale iniziarono tutte le mosse degli imprenditori di San Felice per salvare la propria creatura, attraverso l’attivazione di diversi contatti tra i quali gli imputati Giovanardi, Ventura, Mario De Stavola e Moscattini. E anche qualche sindaco ignaro di tutto: «Ad Alan Fabbri, in quel momento sindaco di Bondeno, – ricorda il luogotenente D’Agostino – si rivolse Alessandro Bianchini, che lo filmò anche. Gli raccontò di un’informativa dei carabinieri». Dall’elenco di quei contatti continuerà la deposizione della prossima udienza perché, come dice il carabiniere, «il nostro compito è stato quello di capire quanti personaggi si sono attivati per far riammettere Bianchini. Di certo i video registrati sono stati una scorciatoia...» .

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