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Famiglia salvata sul Cusna, il Soccorso alpino: «Commesse delle leggerezze, aumentano gli interventi»

Il capostazione Luca Pezzi: «Valutati male il percorso, le tempistiche e il fatto che fossero con dei bambini piccoli»

VILLA MINOZZO. «La famiglia soccorsa sul Cusna ha commesso vari errori di valutazione. Non sono stati valutati bene il tipo di percorso, che non conoscevano, e le tempistiche per salire e scendere, considerato che c’erano due bambini piccoli e una donna con patologie pregresse». Luca Pezzi, capostazione del Monte Cusna, parla di una situazione di rischio «provocato dalla leggerezza», ma non si scompone più di tanto perché «ormai ne abbiamo viste di tutti i colori e dunque non ci stupiamo più di nulla».

Il nucleo familiare era vestito in modo abbastanza adeguato, considerato che domenica in quota era una bella giornata, ma con il passare delle ore e il peggioramento del meteo rischiava invece di avere dei problemi. I soccorritori appena hanno raggiunto i sei li hanno riscaldati con delle coperte termiche. «In quelle condizioni si rischiava l’ipotermia».


Il Soccorso Alpino è un corpo dello Stato composto interamente da volontari. A Reggio Emilia sono 50, di cui 35 sempre operativi, pronti a partire in qualsiasi momento. Sono persone dislocate sul territorio montano, che hanno una grande esperienza di alpinismo. I volontari sono sottoposti a specifico addestramento per prestare soccorso in ambienti ostili e gestire il trauma. Tra i reggiani ci sono anche medici e infermieri, che domenica sera hanno prestato il primo soccorso alla donna di 52 anni.

Pezzi da quando è capostazione ha assistito a un notevole incremento degli interventi di soccorso. «Nel 2015 furono 19. Nel 2019 sono saliti a 85. L’anno scorso sono stati 79 e quest’anno siamo a 75. Il grande aumento, che si registra in tutta Italia, è dovuto al fatto che la montagna è molto più frequentata». Oltre alle classiche attività, come escursionismo, sci e ricerca funghi, si sono aggiunte roccia, ciaspole, mountain bike, e-bike etc. «Sul Cusna è stata condotta un’operazione impegnativa dal punto di vista logistico, per il numero di persone coinvolte, ma non tra le più complesse. Molto più difficile è stato invece il recupero dell’alpinista alla ferrata del Barranco del Dolo in agosto». Il riferimento è a una donna di 35 anni rimasta bloccata su una parete scoscesa. In quel caso ci sono volute nove ore e l’impiego di 3 squadre per raggiungere e trarre in salvo la donna.