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Inchiesta affidi, il ristoratore che non ha servito Claudio Foti: «Non l'ho offeso, ma non l’ho servito»

Lo psicoterapeuta Claudio Foti

Reggio Emilia, il ristoratore accusato di avere definito lo psicoterapeuta “il lupo di Bibbiano” spiega: «L’ho solo invitato ad andare via» 

REGGIO EMILIA. «Non ho aggredito verbalmente né inveito contro il dottor Claudio Foti, ho solo scelto di non servirlo. Se lui vuole farne un caso mediatico faccia pure, ma che dica la verità: io non ho offeso nessuno». A fornire la sua versione dei fatti è il titolare del ristorante all’interno di un albergo cittadino dal quale mercoledì sera lo psicoterapeuta e uno dei suoi avvocati sarebbero stati cacciati. Foti - psicoterapeuta della onlus torinese Hansel & Gretel che ha sempre affermato la sua innocenza - è a processo in questi giorni per “Angeli & Demoni”, lo scandalo sui presunti affidi illeciti di minori in Val d’Enza.

Trovandosi a Reggio per le udienze, l’imputato si è recato a cena nel ristorante dove a suo dire sarebbe stato respinto in malo modo e bollato come «il lupo di Bibbiano»: questo è quanto hanno riferito in aula i suoi avvocati, Giuseppe Rossodivita e Andrea Coffari, che a margine hanno dichiarato di aver ricevuto il giorno seguente le scuse di chi gestisce la struttura e hanno concluso preannunciando una querela. Ieri l’albergo si è trincerato dietro a un no comment, precisando che il ristorante ha un gestione separata (è in affitto) e che la struttura ricettiva è estranea all’accaduto.

Da parte sua invece il ristoratore reggiano di 36 anni - dopo essersi consultato con il suo avvocato («ma non esiste alcun tipo di denuncia al momento») e comprendendo l’imbarazzo dell’albergo - ha precisato: «Non ho mai pronunciato offese, li ho solo invitati ad andarsene. È stata una scelta personale. Il locale era pieno di gente, due camerieri e diversi altri clienti possono testimoniare». Secondo il titolare mercoledì scorso alle 21.30 «Foti si è presentato con un avvocato; tra l’altro quest’ultimo non aveva il Green Pass ma voleva entrare lo stesso, il che mi ha infastidito. Io ero seduto a un tavolo di fianco al loro e quando un conoscente mi ha chiesto chi fosse gli ho spiegato che era il dottore dello scandalo Bibbiano, “quello che dicono si travestisse da lupo”.

La definizione “lupo di Bibbiano” non l’ho pronunciata”. A quel punto Foti si sarebbe girato a fissarlo. «Erano a metà comanda: avevano avuto l’acqua, dovevano ordinare. L’ho invitato ad andare via perché non avevo intenzione di servirlo. Con calma ho spiegato che preferivo non servirlo. Lui ha protestato dicendo che non è ancora stato giudicato, ho replicato “lo so ma non me la sento”».

Alla domanda se sia coinvolto nel caso Bibbiano il ristoratore ha precisato: «Non sono stato coinvolto in alcun modo, sono uno spettatore ignorante, anche se la vicenda mi ha colpito molto; mi immedesimo nei panni delle famiglie coinvolte. Poi può darsi che il dottore sia innocente; in tal caso mi scuserò. Ma nel dubbio, in quel frangente, non me la sono sentita di servirlo. In questa storia spero di sbagliarmi e di essere io il mostro. Ripeto: è stata una scelta personale, ho solo esercitato il mio diritto di pagare un’eventuale sanzione e di non accettare un cliente».

Non era mai accaduto in precedenza che respingesse avventori, ha ammesso il ristoratore che è parso spiazzato. «Non mi aspettavo tutto questo clamore». Difatti non sono mancati i complimenti e le condanne che si sono rincorsi sui social. «Alcune persone mi hanno incoraggiato, altre criticato. Io ho agito d’istinto e non me pento».

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