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Saman, lo zio nega ancora l’omicidio. Verdetto di estradizione tra un mese

Durante l’udienza a Parigi ha respinto le accuse: «Non si trova il corpo perché non è stata uccisa»

NOVELLARA. Bisognerà attendere ancora per sapere se Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas, verrà estradato in Italia. Dall’udienza di ieri a Parigi, infatti, è arrivato un altro rinvio per avere il verdetto della Chambre de l’Instruction della Corte d’appello di Parigi. La difesa del pakistano accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio della 18enne si è opposta all’estradizione e ha contestato la validità del mandato d’arresto europeo. Ma è stato anche lo stesso indagato a intervenire durante l’udienza.

Da quanto si apprende, ha negato ogni addebito, dichiarando che non è mai stato trovato il cadavere della giovane Saman perché non c’è stato alcun omicidio.


Inoltre, avrebbe ricordato come la giovane fosse scappata di casa già tre volte, riferendo di essere andato almeno un paio di volte in commissariato per denunciare, senza però essere ascoltato.

Quello che è certo, è che bisognerà attendere ancora per sapere se l’autorità giudiziaria francese darà l’ok alla sua estradizione in Italia.

Risale alla notte tra il 30 aprile e il primo maggio l’ultima volta in cui si hanno notizie certe della presenza in vita della 18enne. Ovvero, a quando le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola dove la famiglia lavorava e viveva hanno immortalato la giovane accompagnata fuori dalla casa di via Colombo a Novellara dai genitori verso la campagna.

Per gli investigatori dei carabinieri che da allora indagano sulla sua sparizione come a un omicidio, la stavano portando dallo zio che l’avrebbe uccisa. Una ricostruzione che si fonda anche sulle dichiarazioni del fratello di Saman, confermate in un incidente probatorio: davanti al giudice ha raccontato come la sorella sia stata uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato, così come le imposizioni familiari e quelle legate alla religione musulmana.

Per il presunto omicidio di Saman Abbas sono in tutto cinque gli indagati: oltre allo zio Danish Hasnain, i genitori di Saman – partiti per il Pakistan il 1° maggio – e due cugini. Uno di loro, Ikram Ijaz è in carcere a Reggio Emilia dopo l’arresto in Francia nel maggio scorso. L’altro, Numanulhaq Numanulhaq resta tutt’ora latitante.

Quando i carabinieri di Novellara hanno iniziato a interessarsi alla sparizione della ragazza, tutti i familiari hanno rapidamente fatto perdere le loro tracce. I cugini, con lo zio Danish e il fratello di Saman erano scappati alla volta della Francia. È al confine che era stato bloccato il minorenne, perché senza i necessari documenti per l’espatrio.

Sono state le sue dichiarazioni in quelle immediatezze, quando si trovava ancora a Imperia, a confermare l’ipotesi degli investigatori che la ragazza fosse stata uccisa. Ora, da Parigi, il principale accusato nega invece che dietro la sparizione della 18enne ci sia un omicidio.