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Omicidio di Cadelbosco, il gommista ha sparato con una 44 Magnum. Giallo sul movente

Il 70enne Dante Sestito, arrestato per l'omicidio del 29enne Salvatore Silipo

Dante Sestito deteneva una pistola rubata. Rilasciato senza addebiti il figlio Antonio

CADELBOSCO SOPRA. Dante Sestito ha ucciso il suo ex dipendente Salvatore Silipo sparandogli nel collo con una 44 Magnum Smith & Wesson. Una pistola di grosso calibro, nota al grande pubblico per essere l’arma dell’ispettore Callaghan.

Si tratta di un’arma rubata a Cadelbosco Sopra che il cutrese deteneva in modo illegale. L’artigiano non era noto alle cronache per fatti recenti, ma ha un precedente, datato a più di 30 anni fa, per detenzione illegale di armi a Crotone.



Il settantenne è stato arrestato nella notte di sabato con l’accusa di omicidio, ricettazione e porto illegale di armi e munizioni.

Sulla scena del delitto i carabinieri hanno recuperato anche 18 proiettili, tra cui quello esploso che ha tolto la vita al meccanico di 29 anni di Santa Vittoria di Gualtieri.

Omicidio di Cadelbosco, le indagini dei carabinieri nell'officina Dante Gomme



Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Reggio, del Nucleo operativo della Compagnia di Guastalla e della stazione di Castelnovo Sotto, coordinate dal pm Piera Cristina Giannusa, proseguono nel massimo riserbo.

Ieri è stata confermata la presenza negli uffici di Dante Gomme del presunto assassino e del figlio Antonio Sestito. Quest’ultimo è ritenuto uno dei vertici dell’organizzazione che gestiva false fatture e che è stata sgominata nella maxi-operazione Billision, che è da poco approdata in tribunale (con oltre 193 indagati). È un elemento di cronaca utile per delineare il contesto all’interno del quale si muovevano i protagonisti di questa vicenda, ma che al momento non è detto che abbia attinenza con il delitto commesso.



Così come non appare un fatto centrale che la compagna della vittima, Pina Cortese, sia la figlia di Angelo Salvatore, primo pentito di rilievo della cosca Grande Aracri (tra l’altro la giovane non ha mai frequentato per motivi anagrafici il padre).



Tra le accuse contestate dalla procura reggiana non c’è il tentato omicidio. Per i familiari della vittima, invece, Dante voleva uccidere anche le altre due persone che erano state convocate negli uffici di via Verga a Cadelbosco Sopra.

Si tratta di Francesco Silipo, fratello della vittima, e Piero Mendicino (la famiglia Mendicino e i Sestito hanno un legame di parentela acquisita). Francesco Silipo e Piero Mendicino sono riusciti a fuggire subito dopo il primo colpo di pistola.

Il secondo della lista sarebbe stato proprio Piero. La pronta reazione dei due giovani, che sono scappati fuori, pare sfondando la porta che nel frattempo era stata chiusa, e hanno scavalcato la recinzione, ha consentito loro di avere salva la vita.

Il cugino Mendicino ha fermato una pattuglia dei carabinieri di Castelnovo Sotto che era in transito nella rotonda di via Augera (la provinciale per Castelnovo Sotto) nell’immediatezza del fatto.

Dante Sestito, assistito dall’avvocato Luigi Colacino del foro di Crotone, interrogato negli uffici del Nucleo investigativo di Reggio dal pm Piera Giannusa si è avvalso della facoltà di non rispondere: nelle prossime ore dovrà comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida. Nulla è invece stato contestato ad Antonio Sestito, ritenuto un testimone oculare della vicenda (oltre che la persona che aveva convocato l’incontro).

L’indagato non ha fornito alcuna spiegazione sul movente. Una nota diramata dai carabinieri, e autorizzata dalla procura, parla soltanto di «una lite scaturita per motivi ancora in corso d’accertamento».

Per ora ci sono soltanto le parole dei parenti del giovane padre di Santa Vittoria. Il ragazzo, che era cresciuto nell’officina di Cadelbosco Sotto, da circa dieci giorni non vi lavorava più. C’è chi racconta che il datore di lavoro non gli dava la giusta retribuzione («tratteneva gli assegni familiari»). Si parla però anche di un dissidio per qualcosa che sarebbe stato sottratto, non si sa da chi, dall’azienda.

Sabato, giorno di chiusura al pubblico, Antonio Sestito avrebbe organizzato un incontro in ufficio, proprio per un chiarimento. E qui Dante, comparso all’improvviso, avrebbe ucciso a freddo Salvatore dopo che aveva fatto inginocchiare tutti e tre. «Non ha avuto nemmeno il tempo di capire che stava morendo», ha detto uno zio davanti ai cancelli dell’officina.

L’intervento dei carabinieri è stato massiccio e tempestivo, tanto che i primi militari, allertati dai sopravvissuti, hanno trovato il settantenne ancora con la pistola in mano.

In quel momento, tra l’altro, c’era un grosso via vai di mezzi di carabinieri diretti allo stadio di Reggio Emilia per Sassuolo - Venezia e tutte le pattuglie sono confluite sul posto.