Casa protetta, l’ampliamento inizierà la prossima primavera

L’intervento costerà 1,45 milioni di euro, il cantiere sarà chiuso dopo 15 mesi. Bedogni: «Costretti dal Covid a ripensare la progettazione a partire dagli spazi»

CAVRIAGO. L’inizio dei lavori a primavera 2022. Dopo anni di attesa, ecco che è finalmente in programma l’intervento di ampliamento e riqualificazione della casa protetta di Cavriago. Ad annunciarlo è la sindaca Francesca Bedogni.

Di questi lavori si parla da tanto tempo, ma solo ora si arriva al dunque. Perché?


«L’intervento è stato programmato dall’amministrazione comunale guidata da Paolo Burani a partire da alcune consapevolezze importanti: il progressivo invecchiamento della popolazione, la necessità di continuare a garantire qualità all’interno degli spazi che ospitano i nostri servizi rivolti agli anziani, oltre che la ferma convinzione che si dovessero accentuare quei tratti dell’attività svolta, più vicini alla dimensione domiciliare e l’integrazione del servizio nella comunità. Alcune di queste consapevolezze sono ancora oggi presenti e fortemente condivise dall’attuale amministrazione; altre, sono state spazzate via dalla pandemia».

Quale impatto ha avuto la pandemia su questa progettazione?

«Sono state tante le strutture per anziani che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. La pandemia ha messo in luce quali sono le fragilità più rilevanti all’interno di questi servizi e ci ha costretto a ripensamenti anche progettuali».

Quali in particolare?

«Innanzitutto è stato necessario ripensare gli spazi: sono stati individuati accessi e percorsi separati per raggiungere i vari servizi presenti all’interno della struttura ed è stato deciso di portare definitivamente all’esterno della Cra cavriaghese tutti gli uffici dei servizi sociali in modo da evitare continui ingressi di cittadini dall’esterno».

Ma in questo modo non si rischia di isolare la struttura dalla vita del resto del paese?

«Questo è un grande tema tuttora aperto. Come quello di garantire la sicurezza sanitaria all’interno di queste strutture evitandone contestualmente la cosiddetta “ospedalizzazione”. Le nostre Cra dovrebbero restare Case e la spinta dell’emergenza verso una sanitarizzazione di queste realtà vorremmo vederla cessare. Allo stesso modo però sappiamo che non potremo ignorare le istanze di sicurezza che la pandemia ha lasciato sul campo».

Quindi andiamo incontro a una riprogettazione più ampia?

«Sicuramente sì. Risulta già evidente nelle determinazioni del Governo sui temi relativi alla riorganizzazione del sistema sanitario nazionale. Una riorganizzazione complessa e molto articolata che ha però il pregio di provare a mettere la persona al centro. Inoltre è in corso una riflessione all’interno dei servizi, alimentata anche da contributi importanti da parte delle organizzazioni sindacali, sul tema della sperimentazione dei cosiddetti “servizi leggeri”, capaci cioè di cogliere bisogni più “sfuggenti”, ma di primaria importanza come il rischio solitudine, la perdita di piccole autonomie quotidiane, la povertà abitativa o la paura del futuro solo per fare alcuni esempi».

Come pensate di farlo?

«Su questi temi strategici il gruppo di maggioranza inaugurerà a breve un percorso di riflessione pubblica per provare a leggere la realtà e, in prospettiva, immaginare scenari possibili per interpretare il cambiamento che sta avvenendo nella nostra società. Un altro tema aperto è quello della sostenibilità economica di questi servizi, questione di cui occorrerà ragionare a livello istituzionale perché è evidente che l’incremento strutturale dei costi di gestione dei servizi generato dalla pandemia e che andrà a consolidarsi non potrà essere scaricato sui bilanci dei comuni già in forte sofferenza».

Come dobbiamo aspettarci che diventi la Casa residenza anziani di Cavriago?

«Innanzitutto sarà più grande. I posti passeranno da 48 attuali a massimo 56 (salvo esigenze legate al Covid di lasciare a disposizione camere vuote per isolamento/quarantena) così come i metri quadri a disposizione del centro diurno passeranno da 125 a 210. Gli spazi saranno meglio organizzati poiché non ci saranno più zone ad uso promiscuo. Saranno inoltre più grandi e ordinati gli spazi destinati ad accogliere il personale, come gli spogliatoi o le guardiole. Merita un approfondimento il tema degli appartamenti protetti. Il servizio in questo momento è temporaneamente sospeso sia per una carenza di domanda che per il progressivo peggioramento delle condizioni degli ospiti. Tuttavia la maggioranza conferma la volontà di mantenere, all’interno della struttura, un nucleo di appartamenti protetti la cui dimensione e consistenza sarà valutata anche alla luce di una più generale riflessione che dovrà svilupparsi sull’evoluzione e la sostenibilità dei servizi per anziani nel prossimo futuro. In ogni caso sarà strategico acquisire la capacità di progettare e realizzare spazi flessibili che possano essere di volta in volta riorganizzati per accogliere le persone nel migliore modo possibile in base alle condizioni che nel tempo necessariamente si evolveranno».

I costi di realizzazione?

«Complessivamente parliamo di un intervento da 1.450.000 euro, finanziato con mutuo a carico dell’Azienda speciale Cavriago servizi. La progettazione è stata curata da Europroject srl che, di concerto con l’architetto Patrizia Benati dell’Asp Carlo Sartori e l’Azienda speciale Cavriago servizi, ha fatto un lavoro enorme di aggiornamento continuo e in corsa del progetto iniziale al fine di portarci al progetto esecutivo».

Ma come farete a intervenire sulla struttura con gli ospiti presenti?

«Lavoreremo per “pezzi” spostando di volta in volta le persone da una zona a un’altra della struttura. Sarà un cantiere complesso che durerà circa quindici mesi. Saranno mesi delicati. Infatti anche se faremo del nostro meglio per dare meno disagio possibile alle persone che abitano la Casa residenza anziani, non possiamo non mettere in conto che potranno esserci problemi di convivenza tra il cantiere e lo svolgimento della normale attività. Ci vorrà un po’ di pazienza».


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