Abbattuto il totem della mostra all’aperto dedicata alla famiglia Cervi

Sottili: «Vandalismo vergognoso che rafforza la convinzione della necessità di continuare a onorare l’importante eredità»

LUZZARA. Nella notte tra mercoledì e ieri è stato abbattuto uno dei quattro totem posti agli angoli della torre civica di Luzzara relativi alla mostra itinerante “Dopo un racconto ne viene un altro”, dedicata alla famiglia Cervi e allestita all’aperto in piazza Ferrari. Al momento si tratta dell’opera di ignoti.

La polizia municipale sta indagando e sta visionando le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza della zona nel tentativo di individuare i responsabili. Nel frattempo, se qualcuno ha sentito o visto qualcosa è pregato di rivolgersi ai carabinieri o alla polizia municipale.


L’atto vandalico è stato subito segnalato e stigmatizzato dall’amministrazione comunale di Luzzara.

L’esposizione era stata inaugurata lo scorso 9 ottobre alla presenza della presidente dell’istituto Cervi Albertina Soliani; una mostra e fortemente voluta dall’amministrazione comunale luzzarese e dall’Anpi di Luzzara come testimonianza di coraggio e opposizione alla barbarie nazifascista. L’esposizione rimarrà allestita ancora per alcuni giorni.

«Portare un pezzo di museo nelle piazze dei nostri Comuni ha lo scopo di trasmettere la forza delle idee della famiglia Cervi – commenta la sindaca Elisabetta Sottili –. Quanto è accaduto stanotte (ieri per chi legge, ndr) è un atto di vandalismo vergognoso che rafforza la convinzione della nostra amministrazione, insieme con il museo Cervi, della necessità di continuare a onorare questa importante eredità del nostro territorio perché tutti possano trarre esempio dai valori per cui i fratelli Cervi sono morti».

Un cittadino commenta così l’atto vandalico avvenuto in piazza Ferrari: «Voglio pensare che si tratti solo di un gesto sciocco e vandalico, posto in essere da qualche sconsiderato, e non invece un atto volutamente dimostrativo di una bieca e intenzionale valenza politica, data la natura simbolica di quell’oggetto, testimonianza e ricordo di una violenza già condannata e mai da dimenticare».


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