Contenuto riservato agli abbonati

«L’aggressione al Rockville non è isolata Mio figlio pestato due settimane prima»

Un gruppo di amici vittima di un agguato il 2 ottobre. Un padre: «Calci in faccia mentre era a terra. Vorrei sapere perché»

Jacopo Della Porta

Castellarano. Il pestaggio avvenuto nel fine settimana nel parcheggio del Rockville non è un episodio isolato. Due settimane prima un altro gruppo di quattro-cinque ragazzi era stato aggredito da una banda più numerosa e pestato con le medesime modalità. Probabilmente ad agire sono state le stesse persone.


A raccontarlo alla Gazzetta di Reggio è il padre di una delle vittime della precedente aggressione. «Era il 2 ottobre – racconta l’uomo – e mio figlio e i suoi amici, tutti tra i 18 e i 20 anni, sono usciti dal locale verso le 4. A un certo punto sono stati avvicinati da un gruppo più numeroso di persone che, senza alcun motivo, ha scatenato la violenza. Mio figlio si è trovato a terra, dove è stato preso a calci in pancia, nel costato e anche in faccia. Per fortuna è grande e grosso e ha attutito in parte i colpi».

Il gruppo di cinque amici ha poi accompagnato il ragazzo a casa. «Ero sveglio e ho parlato con loro. Ho cercato di capire cosa potesse aver scatenato la violenza, ma mi hanno ripetuto che non era accaduto nulla». Comprensibilmente, l’uomo ha cercato di capire se fosse avvenuto qualche episodio nel locale, il classico pretesto per le risse da discoteca, e ha ottenuto risposta negativa. Successivamente altre testimonianze, raccolte dal genitore, hanno permesso di accertare che quella notte nei pressi del locale erano avvenuti altri episodi, tra cui un paio di furti di borsette. Una ragazza ha raccontato di essere stata palpeggiata da sconosciuti, mentre un ragazzo di aver subito uno schiaffo molto forte, da dietro, da persone non identificate. Si tratta probabilmente delle gesta della stessa gang.

Poi, nelle prime ore del giorno, è avvenuto l’agguato al gruppo di amici, con modalità che si sono ripetute anche questo fine settimana.

«Mio figlio subito non è andato al pronto soccorso – prosegue il padre – ma dopo alcuni giorni, visto che stava ancora male, l’ho convinto a farlo e siamo andati a Sassuolo insieme».

Fino a ieri non era stata presentata denuncia alle forze dell’ordine.

La violenta aggressione ha lasciato il segno sul genitore. «Ogni volta che mio figlio esce per andare a ballare non vivo più. Sinceramente vorrei tanto trovare chi lo ha aggredito, perché vorrei parlare con lui e capire le ragioni di questo gesto. Non può esserci giustificazione, ma vorrei tanto parlarci e farmi spiegare la ragione».

L’impressione però è che siamo di fronte a persone che agiscono senza alcun movente. Semplicemente scatenano una violenza da Arancia Meccanica senza nemmeno un pretesto.

Si è parlato di una banda composta da italiani, nordafricani e albanesi. Le indagini, sul quale c’è riserbo, portano nel Modenese, tra cui alcune zone di Sassuolo.

Nell’ultimo agguato è comparsa anche una scacciacani, utilizzata per terrorizzare i presenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA