«La dimissione di Bini dalla Consulta legalità sarebbe un duro colpo»

reggio emilia. «Gli osservatori come questo, devono essere fatti come si deve. Dopo due convocazioni non si è fatto più nulla».

Così Enrico Bini – conosciuto come prima voce istituzionale che denunciò pubblicamente nel Reggiano il crimine organizzato da presidente della Camera di commercio ed ora sindaco di Castelnovo Monti – ha commentato il 9 ottobre dal palco di Brescello l’inattività della Consulta permanente della legalità di cui fa parte e ha annunciato le dimissioni.


Alla voce di Bini si uniscono ora quelle dei consiglieri De Lucia e Aguzzoli (entrambi di Coalizione Civica) che già il 21 settembre avevano portato in consiglio comunale delle proposte sul tema attraverso un’interpellanza. «Il lavoro portato avanti da Enrico Bini, come altri soggetti e realtà tra cui Elia Minari e Cortocircuito, che per primi avevano mostrato quello che stava accadendo a Brescello, è di enorme importanza per il nostro territorio e la nostra città – dicono i consiglieri – e Bini non è il solo che si è posto delle preoccupazioni sul lavoro svolto dalla Consulta del comune. Dal 2018 ci sono state solo cinque riunioni, mentre sul territorio la polizia e la Procura portavano avanti nuove operazioni e processi andando a mostrare nuovi casi in cui molti personaggi di spicco provengono proprio dal nostro territorio». Dal processo Aemilia si è visto come opera il malaffare sul nostro territorio, concentrandosi sulle imprese e sul riciclaggio, e da allora sono partite sempre più azioni come il nuovo maxi processo “Billions”, in cui sono coinvolti 193 imputati, dove insieme ai calabresi si osserva un numero sempre maggiore di imprenditori reggiani. I consiglieri hanno deposito, il 21 dello scorso mese, un’interpellanza in cui si andava a richiedere, oltre al perché di così poche attività, la trasformazione della Consulta in un Osservatorio simile a quelli già presenti nella nostra regione a Parma, Bologna, Forlì e Rimini.

Ad oggi non hanno ancora ricevuto risposta.

Questo non solo eviterebbe di perdere «il patrimonio di conoscenza maturato a seguito delle indagini e del processo Aemilia» come si legge dal documento, ma «porterebbe nuove risorse in termini di finanziamento – sottolineano De Lucia e Aguzzoli – per andare a migliorarne il lavoro e l’operatività di fronte al pericolo posto dalla infiltrazione’ndranghetista sul nostro territorio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA