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Aemilia, gli immobili sequestrati alla ’ndrangheta «vadano ai senzatetto delle ex Reggiane»

Proposta delle associazioni che si occupano di accoglienza: «Serve un censimento anche delle case Acer sfitte»

REGGIO EMILIA. Dove sistemare gli stranieri, perlopiù irregolari, che occupavano le ex Officine Reggiane e i tanti altri che continuano a bivaccare in edifici abbandonati e alloggi impropri o abusivi? Le associazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione suggeriscono di ospitarli anche negli immobili sequestrati alla mafia nel corso del processo Aemilia, oltre che in quelli sfitti di proprietà pubblica, in particolare in quelli gestiti da Acer.

Sarebbe la conseguenza del censimento di tali abitazioni che viene proposto da Città Migrante insieme a Partecipazione, La nuova luce, G.L.M-ODV, Avvocato di strada, Passaparola, coop. sociale “La Vigna”, coop Vivere la Collina, La Quercia coop. agricola e sociale e Centro sociale Papa Giovanni XXIII”.


L’occasione è offerta dalla “Notte dei senza dimora” che dal 1999 viene fatta coincidere con la “Giornata mondiale di lotta alla povertà” (celebrata il 17 ottobre) istituita dall’Onu nel 1992.

Una celebrazione promossa a livello europeo dalla federazione Feantsa e in ambito nazionale da Fio-Psd (Federazione italiana degli organismi per le Persone senza dimora).

Vi aderiscono molte città e regioni. A Reggio Emilia è incentrata sulla questione delle ex-Reggiane, che secondo quelle associazioni è un problema di disuguaglianza piuttosto che di degrado urbano. A loro parere il diritto alla casa vige per tutti indipendentemente dal passaporto e dal permesso di soggiorno.

«La presenza ingente di persone senza dimora nelle Ex-Officine – spiegano – ha rappresentato una declinazione locale delle trasformazioni che stanno attraversando l’Italia e la società globale». Perciò si dovrebbe superare la logica dell’emergenza e della «sicurezza collettiva» per ricercare soluzioni abitative stabili. Di qui la necessità di «implementare programmi articolati di intervento», e «stanziare risorse adeguate» per interventi a favore dei soggetti più poveri e marginali. Le associazioni si richiamano ai pronunciamenti delle istituzioni europee concretizzati nella conferenza tenutasi a Lisbona nello scorso mese di giugno, che destina ai progetti degli Stati membri un finanziamento di 99,3 miliardi di euro da parte del Fondo Sociale Europeo per il periodo 2021-2027.

Questi gli obiettivi indicati dalla Ue: limitare l’alloggio d'emergenza al tempo necessario per assicurare un’abitazione permanente, offrire un alloggio adeguato a chi esce dal carcere o da una struttura d'accoglienza, evitare il più possibile gli sfratti e proibire ogni discriminazione nei confronti dei senzatetto. Le associazioni li declinano a livello locale rivolgendosi alle istituzioni pubbliche «affinché adottino strumenti come la co-programmazione e co-progettazione per garantire la massima partecipazione territoriale alla definizione di piani di intervento volti al contrasto della povertà abitativa».

In particolare chiedono di avviare un tavolo di lavoro per la creazione di un osservatorio sulle povertà abitative che coinvolga le stesse associazioni e che renda pubblici i dati raccolti. Il suo compito principale sarebbe, per l'appunto, quello di indire «un censimento degli immobili sfitti di proprietà pubblica, Acer e un censimento degli immobili sequestrati alla mafia sul territorio di Reggio Emilia, nel corso del processo Aemilia».