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Reggio Emilia, la battaglia di Renzo Rossi: in ospedale 8 mesi a causa del Covid

Sono le figlie a raccontare la sua terribile odissea: «Ma finalmente papà ha potuto conoscere suo nipote Alle»

REGGIO EMILIA. Finalmente a casa. Dopo una degenza di quasi otto mesi di ospedale, in cui ha lottato con coraggio e determinazione contro il Covid, Renzo Rossi, imprenditore reggiano di 78 anni, è ritornato ad abbracciare la sua famiglia e il suo nipotino Alessandro, che non aveva ancora conosciuto essendo nato durante il suo ricovero.

Era il 27 febbraio scorso quando gli ormai famosi sintomi da Coronavirus si sono manifestati. La conferma dei sospetti dei familiari arriva con l’esito del tampone: “Positivo”, sia per lui che per la moglie, Giovanna Prandi, quasi asintomatica.


Le condizioni di Renzo però peggiorano subito e il giorno successivo si rende necessario il suo ricovero in ospedale, inizialmente nel reparto di Ortogeriatria del Santa Maria Nuova. Inizia da qui, in una fredda domenica di febbraio, la sua lunga e altalenante battaglia tra la vita e la morte.

«Sono venuti a prendere nostro padre in ambulanza, gli abbiamo dato solo un abbraccio virtuale e una borsa con un cambio, convinti che la sua degenza durasse al massimo qualche giorno», raccontano le figlie, tra cui la più giovane, Giulia. E in effetti, dopo qualche giorno, l’ossigenazione sembra andare nettamente meglio.

«Dai papà, che sta per nascere Alle e devi tornare a casa, gli dicevamo nelle videochiamate», continuano le figlie.

Poi un critico peggioramento del suo quadro clinico lo ha costretto al ricovero d’urgenza nel reparto di Pneumologia. «E all’improvviso nessun contatto con lui, solo la paura di non poterlo più rivedere, di non potergli far riabbracciare nostra madre, di non fargli mai conoscere mio figlio, ancora nella pancia», prosegue Giulia.

«Sono stati mesi d’inferno: per noi e nostra mamma saperlo combattere per la vita, da solo, in un letto, con la maschera per respirare, senza la possibilità di riuscire a comunicare con lui, ci ha logorate nell’animo – racconta la figlia, con la voce rotta dall’emozione –. L’unico conforto ci veniva dagli amici e parenti, che veramente ci hanno sempre sostenuto, e dai medici e dagli infermieri dell’ospedale Santa Maria Nuova, in particolare Simona Ferrarini, che ringraziamo, perché, oltre alla loro professionalità, sono stati le nostre carezze e le nostre parole di conforto che non potevamo fare arrivare direttamente a nostro papà. Un ringraziamento speciale va anche ai due sacerdoti che, sfidando il Covid, andavano a far visita ai pazienti ricoverati, per trasmettere loro i messaggi dei familiari: don Giordano Goccini e Don Matteo Galaverni».

Dopo qualche mese le condizioni di Renzo sono migliorate «e abbiamo iniziato a rivedere la luce», dicono le figlie.

«Ci siamo ritrovati in ospedale assieme, io nel reparto di Ostetricia a dare alla luce mio figlio, mio padre nel reparto di Ortogeriatria prima e Medicina fisica e riabilitativa dopo – racconta Giulia – Doveva essere una rinascita per tutti, un nuovo inizio meraviglioso, dopo mesi di apnea».

«Ho fatto il test, sono negativo, ho festeggiato con le infermiere», le parole del papà. Invece il 20 aprile, dalla mattina alla sera, a causa di una polmonite bilaterale improvvisa, Renzo passa dal sogno di uscire dall’ospedale al reparto di Rianimazione.

«Ci hanno detto: “Dobbiamo intubarlo”. Un nuovo incubo – ricordano le figlie – ancora più terribile del primo. Poi il buio per una decina di giorni, interminabili, dove riuscivamo a sentire solo il rumore dell’angoscia e del telefono che squillava senza novità».

Durante la permanenza in quel reparto viene sottoposto a diverse manovre salvavita e poi alla tracheostomia. Ma anche da questo reparto, con la forza di chi ama la vita, Renzo riesce a uscire.

Dopo qualche tempo lascia l’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio e viene trasferito all’ospedale San Sebastiano di Correggio nel reparto di Riabilitazione Respiratoria, dove, sotto l’attenta guida della dottoressa Monica Massobrio e delle due fisioterapiste Pamela e Barbara e, con la costante attenzione del dottor Giovanni Colli, Renzo ricomincia a muovere i suoi “primi” passi e riprende a respirare autonomamente.

Tante grandi – grandissime – battaglie vinte, sempre festeggiato (e spronato) dall’amore incondizionato della sua famiglia.

«Il percorso verso la completa ripresa di nostro padre sarà ancora lungo, ma ora potremo farlo assieme, con la solita forza di chi non si arrende mai», concludono le figlie, sorridendo.