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Reggio Emilia, Cuptel preso d’assalto e agende piene: fino a 12mila chiamate al giorno

La direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi: «Stiamo lavorando per risolvere i problemi, ci scusiamo con i cittadini»

REGGIO EMILIA. Cuptel preso d’assalto, anche con dodicimila telefonate al giorno, e agende zeppe di appuntamenti. Tornare alla “normalità” dopo la fase acuta dell’emergenza Covid non è semplice, e l’Ausl di Reggio ora si trova alle prese con sfide decisamente impegnative: «Stiamo lavorando intensamente per risolvere questi problemi – assicura Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl – la ripresa purtroppo non coincide con un colpo di spugna. Ci scusiamo con i cittadini, capiamo il loro disagio».

Quali sono le principali difficoltà?


«Sono due, sostanzialmente. Da una parte abbiamo un numero esorbitante di persone che ogni giorno chiama il Cuptel per prendere appuntamento, dall’altra agende piene di appuntamenti e l’impossibilità da parte nostra di prevedere la situazione sul lungo periodo».

Parliamo del Cuptel, cosa si può fare?

«Al momento abbiamo quaranta operatori in campo, con servizio attivo dalle 8 alle 18. Potenziare questo numero sembra una banalità ma in realtà non è un’operazione così semplice: per svolgere questa mansione serve una formazione specifica, e come sempre ci vuole del tempo. I cittadini però nel frattempo possono darci una mano usando anche gli altri canali di prenotazione: possono sfruttare il fascicolo sanitario elettronico, recarsi agli sportelli cup, in farmacia o dal proprio medico di famiglia, se è abilitato alle prenotazioni».

Ma gli appuntamenti poi si trovano?

«Ecco, questa è l’altra difficoltà. A eccezione delle urgenze, che procedono senza intoppi, per gli esami e le visite di routine, quelli programmati, siamo in sofferenza».

A cosa si deve questa situazione?

«Come nel resto del Paese, anche noi abbiamo carenza di medici. Stiamo lavorando per risolvere il problema internamente e speriamo che l’aumento dei posti nelle varie specializzazioni mediche serva a riequilibrare la domanda di prestazioni e l’offerta. Purtroppo però questa apertura è avvenuta solo nelle specialità che hanno sofferto di più durante l’emergenza Covid, non per tutte».

C’è una branca più in difficoltà delle altre a Reggio?

«Siamo in affanno per le tac, in cardiologia (anche per le molte richieste di elettrocardiogrammi per attività sportive) ma la situazione peggiore è quella dell’oculistica. E il problema è che neanche il privato, a cui in epoca Covid ci siamo appoggiati per smaltire le richieste non urgenti, stavolta non può aiutarci: anche loro non hanno specialisti disponibili. Questo quadro ci ha spinti ad approfondire e abbiamo scoperto che Reggio ha la più alta richiesta di controlli oculistici in regione, e forse si può lavorare anche su questo aspetto. Il numero di prestazioni che stiamo erogando, se paragoniamo i primi sei mesi del 2021 con i primi sei mesi del 2019, è comunque molto più alto».