Prodi al tempio Sikh 21 anni dopo: «Migrazioni, Europa non all’altezza»

Il professore alla due giorni di eventi: «La migliore strategia per l’integrazione avviene nella scuola» 

NOVELLARA. Romano Prodi è ritornato al tempio Sikh, a 21 anni di distanza dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2000. Allora fu presente in veste di Presidente della Commissione europea. «Era il primo ottobre, ricordo una pioggia incessante e tanti meravigliosi turbanti colorati che esprimevano felicità e senso di appartenenza» ha ricordato il professore, una personalità di fama mondiale ma, al tempo stesso, attenta ai temi locali: ha scritto la prefazione dell’ultimo libro postumo di Vittorio Ariosi, che tratta di emigrazione e immigrazione novellarese, e non ha voluto mancare alla sua presentazione ieri mattina nel teatro della rocca gonzaghesca.

«Non ci ero mai stato prima, devo dire che è molto bello» ha detto Prodi. Assieme a lui c’erano Paola Ariosi, figlia di Vittorio, e la sindaca Elena Carletti. Il pubblico annoverava il prefetto Iolanda Rolli, ex amministratori novellaresi, rappresentanti provinciali dell’Arma e cittadinanza.


Prodi ha esordito con una stoccata: «Sui flussi migratori degli ultimi anni, l’Europa non è stata all’altezza della sua storia. Non ha risposto ai temi migratori o, forse, non ha potuto rispondere. C’è una tale diversità nei paesi europei che tante volte occorre mediare, ogni giorno c’è un ostacolo. Inculcare la paura dell’altro è sempre stato il più grande strumento per vincere le elezioni. A livello europeo, non solo italiano, i politici assecondano queste paure strumentalizzandole per il proprio tornaconto politico. A peggiorare le cose, inoltre, si è spaccata la catena di trasmissione tra i reali problemi della popolazione e il comando politico». «La migliore strategia – ha proseguito Prodi – per l’integrazione avviene nella scuola, dove si fondano le culture di origine, quindi la diversità riesce a convivere in modo positivo. La prima generazione di migranti mantiene diversità e timidezze che solo i bambini nati qui riescono a cancellare definitivamente. E poi la convivenza sociale è un fattore che velocizza il lento cammino dell’integrazione». «Senza la fertilizzazione dei migranti, tante cose non si potrebbero fare. Basti pensare agli Stati Uniti, dove l’innovazione è stata portata avanti da immigrati che provenivano da luoghi diversi. E poi l’irrobustimento economico degli immigrati, nel segno dell’imprenditorialità, giova a tutta Novellara», ha concluso il professore.

Un momento di riflessione, pur in un momento di festa e celebrazione per l’integrazione andata a buon fine della comunità Sikh, è stato dedicato alla vicenda di Saman Abbas, la 18enne pakistana di cui non si hanno più notizie da fine aprile e che gli inquirenti ritengono essere stata uccisa da un complotto familiare ordito per il rifiuto della ragazza di sottostare a un matrimonio combinato con un cugino. «Si tratta – ha detto il sindaco Elena Carletti, rispondendo a Mattia Mariani di Telereggio che ha condotto l’incontro – di un fatto di cronaca tragico e doloroso, di cui ancora non si conosce l’esito. Al di là delle sorti di questa giovane, siamo entrati in un vortice mediatico nazionale che ha raccontato la vicenda con la chiave di lettura della divisione tra “il noi e il loro”, generalmente mostrando disinteresse per il nostro impegno verso l’integrazione». Anche Prodi ha voluto brevemente commentare il caso: «La mia impressione è che, a differenza di altri episodi di cronaca, i media abbiano mostrato rispetto per la comunità locale, per i novellaresi che non sono mai stati messi sotto accusa».

Dopo l’incontro tenutosi al teatro della rocca, le autorità hanno fatto visita al tempio Sikh, dove è imminente l’inaugurazione dei nuovi locali che ne hanno raddoppiato la superficie. Ha preso la parola Satnam Singh, rappresentante della comunità Sikh: «Ringraziamo Romano Prodi per essere con noi oggi. A Novellara non ci è mai mancato niente, abbiamo sempre ascoltato le autorità e rispettato le regole, la religione Sikh non ha niente contro nessuno, nel tempio possono entrare tutti. Abbiamo sostenuto con donazioni la protezione civile Nubilaria e la Croce rossa novellarese e ospitato nel tempio centinaia di persone dopo i terremoti dell’Emilia e del centro Italia. Abbiamo imparato tantissimo della comunità cristiana e dalla Caritas che ci ha aiutato agli inizi. L’Italia oggi è anche la nostra patria, ecco perché abbiamo fatto richiesta allo stato italiano affinché riconosca ufficialmente la nostra religione». La giornata si è conclusa con la delegazione che, indossando un drappo in testa come da tradizione religiosa, ha visitato la sala delle preghiere e poi ha condiviso un pasto tradizionale vegetariano, tipico della cucina indiana.

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