Affidi, la procura chiede sei anni di pena per lo psicoterapeuta Claudio Foti

La requisitoria della pm Salvi è durata sette ore. Il medico, considerato una figura chiave, ha scelto il rito abbreviato

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Una condanna a sei anni per Claudio Foti, lo psichiatra e psicoterapeuta presidente della Onlus torinese “Hansel & Gretel” considerato una figura chiave del processo “Angeli & Demoni”, lo scandalo sui presunti affidi illeciti di minori in Val d’Enza. Per arrivare a questa richiesta il pm Valentina Salvi ha parlato per ben sette ore, in una requisitoria fiume sulla quale la Procura si è spesa in modo particolare poiché si tratta del primo banco di prova dell’inchiesta travagliata e discussa.


Ieri la pm Salvi ha parlato dalle 9.40 alle 13.40 e dalle 13.30 fino alle 16.30 solo per Foti, che deve rispondere di tre capi d’imputazione (frode processuale, abuso d’ufficio e lesioni gravissime) ai danni di una ragazzina che tra il 2016 e il 2017 sottopose a psicoterapia, secondo l’accusa “ingenerando in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre e dal socio”: il caso pilota di “Angeli & Demoni”. In un lungo excursus – a porte chiuse, siamo in udienza preliminare – il pm Salvi ha ripercorso l’intera indagine, toccando i punti salienti del “disegno criminoso” che secondo l’accusa farebbe emergere abusi in realtà inesistenti su minori e a coltivare un presunto business con gli affidi. Un disegno nel quale per la Procura le diverse parti avrebbero agito in accordo poiché ognuno aveva un tornaconto, seppur di diversa natura: i politici per avere un ritorno d’immagine, i servizi sociali per le performance e Hansel & Gretel per l’assegnazione della terapia in via esclusiva. Il pubblico ministero ha elencato gli elementi di prova che a suo avviso sostengono la colpevolezza: chat, intercettazioni telefoniche, perfino le sedute di psicoterapia (che Foti in sede di Riesame aveva fornito al tribunale), usando il materiale difensivo dell’imputato contro di lui. Consapevole della materia alquanto scivolosa (la bontà del “metodo Foti”, per difendere il quale sono stati scomodati dei luminari), il pm Salvi non ha voluto lasciare nulla d’intentato. Infine la pesante richiesta di condanna di sei anni; il conteggio è partito dalle lesioni gravissime (il reato più grave), aumentato per le aggravanti e la continuazione con gli altri reati (abuso d’ufficio e frode processuale) e ridotto di un terzo per il rito abbreviato.

Non era presente in aula lo psicoterapeuta, che ha sempre negato ogni addebito, mentre c’erano i suoi avvocati difensori Andrea Coffari e Giuseppe Rossodivita. La seduta è proseguita fino al tardo pomeriggio passando la parola al alcune delle otto parti civili presenti, di cui tre famiglie. Ricordiamo che se per Beatrice Benati, assistente sociale correggese di 31 anni, il 23 settembre la procura aveva già chiesto una condanna a un anno e mezzo, la requisitoria su Foti ha comportato udienze aggiuntive perché aveva chiesto l’abbreviato subordinato all’audizione dei suoi consulenti, e al termine l’accusa aveva risentito per chiarimenti i suoi consulenti. Le parti civili proseguiranno il 28 ottobre, mentre l’11 novembre è previsto un unico dispositivo con la sentenza per i due imputati che hanno scelto il rito abbreviato (Benati e Foti) e con l’eventuale rinvio a giudizio per tutti gli altri imputati che affronteranno il rito ordinario.

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