A processo per traffici di coca e prostituzione, quattro imputati sono fuggiti

Solo due i rintracciati, ma per la Procura sono figure-chiave dell’organizzazione. La Corte, su richiesta di pm e difese, dispone la trascrizione delle intercettazioni

CASTELNOVO MONTI. Quello avviatosi in tribunale a Reggio Emilia lo potremmo definire il processo “dei fantasmi”, visto che quattro dei sei imputati sono tutt’ora latitanti.

Ci stiamo riferendo al procedimento con rito ordinario legato all’inchiesta-shock dei carabinieri del Nucleo operativo di Castelnovo Monti – coordinati dalla pm Giulia Stignani – che ha portato alla scoperta di un sodalizio criminale di matrice albanese, con appoggi da parte di persone rumene e italiane, dedito allo sfruttamento della prostituzione di donne albanesi (almeno una decina) che si vendevano nel Reggiano, in prevalenza lungo la via Emilia, con attività anche nel traffico di cocaina.


Tre le figure di punta di questa inchiesta sotto processo: la donna ritenuta al vertice dell’organizzazione illecita (la 36enne Liljana Shoshari, assistita dai legali Federico De Belvis e Marco Capra), ma anche quella che viene considerata una collaboratrice del capo (la 39enne Ionica Paun, latitante, difesa dagli avvocati Giovanni Tarquini e Carmine Migale) e il 28enne Emiljano Osmani (avrebbe avuto il compito di controllare le “lucciole” al lavoro), pure lui tutelato dagli avvocati De Belvis e Capra.

Gli altri tre a giudizio, tutti albanesi, sono ricercati: Marius ed Emiljan Roko (rispettivamente di 32 e 30 anni, difesi dall’avvocatessa Vania Ferrari), Vllazerim Mulaj (27 anni, sempre difeso dall’avvocatessa Ferrari).

Dalla Procura – la pm Stignani è stata sostituita dalla collega Valentina Salvi – sono state richieste le trascrizioni delle intercettazioni (riguardanti per lo più quella che per gli inquirenti era una florida attività di spaccio di “polvere bianca”).

Le difese si sono associate alla richiesta della Procura e la Corte (presieduta Da Simone Medioli Devoto, a lato i giudici Chiara Alberti e Matteo Gambarati) ha disposto la trascrizione delle frasi captate. Se ne riparlerà, in aula, fra cinque mesi. «È un processo complesso – commentano i difensori Migale e Tarquini – con diverse circostanze tutte da chiarire».

Nel luglio scorso sono fioccate in udienza preliminare tre condanne (con rito abbreviato) e due patteggiamenti.

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