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Reggio Emilia, intimidazioni mafiose e urla all’asta dei beni di Silipo

REGGIO EMILIA. Per salvare il salvabile gli ’ndranghetisti si sono spinti fino a minacciare un amministratore giudiziario (la dottoressa Maria Domenica Costetti) e ad irrompere con minacce esplicite a un’asta dell’Ivg, l’istituto di vendite giudiziarie di Reggio Emilia.

Antonio, Salvatore e Giuseppe Silipo sono accusati di turbata libertà degli incanti, con l’aggravante del metodo mafioso, per un retroscena eclatante e recentissimo: aver turbato la gara per la vendita giudiziaria dei beni delle società confiscate dal Tribunale di Reggio Emilia. L’antefatto avviene nella casa circondariale dell’Aquila, dove Antonio Silipo, 52 anni – coinvolto in Aemilia e colpito da misure di prevenzione tramutate in confisca – è detenuto e da dove impartisce istruzioni ai familiari. L’11 febbraio scorso l’Ivg pubblica sul proprio sito internet l’elenco dei beni confiscati ai Silipo, dividendoli in quindici lotti; tra questi beni una Mercedes e una moto Yamaha.


Quando, durante un colloquio dietro le sbarre del 20 febbraio, Antonio lo viene a sapere va su tutte le furie. «No, non devono mettere niente all’asta – dice Antonio ai genitori –. La macchina, la casa, non me la devono toccare! Quella macchina tiene la mia faccia!». Alla domanda della madre («Diglielo a Tonino, se la macchina va all’asta, come ci dobbiamo comportare?») il capofamiglia ha risposto: «No no…Toglietegli i cerchi, toglietegli tutto, mettetela su quattro mattoni. La macchina non si può toccare. Tu (rivolto al padre) fai subito le denunce».

La madre fa presente di non avere più le chiavi. «Allora il curatore fallimentare deve darvi subito le chiavi, perché Reggio non c’entra più, non è più competenza loro». E convoca a colloquio con urgenza i fratelli Salvatore (classe 1977) e Giuseppe, ritenuto l’esecutore materiale.

Un mese dopo, il 17 marzo scorso, a Reggio è la giornata fissata per far visionare agli interessati i beni in vendita per formulare un’eventuale offerta. L’amministratore giudiziario Costetti e un funzionario dell’Ivg si stanno accingendo a far entrare le persone (circa una ventina) quando Giuseppe Silipo fa irruzione e urla in modo intimidatorio in direzione dell’amministratore giudiziario che gli automezzi e gli altri beni non possono essere venduti perché sono «frutto di cinquant’anni di sudore», lamentando di non essere stato avvisato della vendita e che il suo avvocato avrebbe telefonato. Invitato ad abbassare la voce e ad allontanarsi, in quanto estraneo alla procedura, Silipo continua a urlare e a imprecare, avvicinandosi ai presenti e causando l’allontanamento di alcuni di loro, che infilano la porta alla spicciolata. Poi si rivolge direttamente a un gruppo di interessati dicendo loro di non fare offerte per quei beni.

«Nessuno deve permettersi di comprarli». La minaccia esplicita arriva a un cittadino interessato alla Mercedes: se l’avesse comprata, gli riferisce Giuseppe Silipo, il veicolo avrebbe potuto essere dolosamente danneggiato prima della consegna.

La piazzata intimidatoria riesce: nella successiva asta del 19 marzo guarda caso la Mercedes e la Yamaha rimangono invendute, mentre il funzionario dell’Ivg si rifiuta di assistere l’amministratore giudiziario nella consegna dei beni aggiudicati, per timore di ritorsioni da parte dei Silipo. La vendita avviene in modalità online.

Quando, all’incontro del 27 aprile organizzato dall’amministratore giudiziario per la consegna del venduto, Giuseppe Silipo si ripresenta contestando la cessione del frantoio, la presenza dei carabinieri “frena l’azione di disturbo” e impedisce un’altra scenata.

Solamente il 9 luglio 2021 – tre mesi fa – Mercedes e Yamaha hanno trovato un acquirente.



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