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Violenze su una cameriera, direttore d’albergo a processo

Il giudice Simone Medioli

Bassa Reggiana, la convoca in ufficio con delle scuse e ne approfitta: la lavoratrice lo denuncia.  Lui viene rinviato a giudizio e ora è alla sbarra per presunti atti sessuali

BASSA REGGIANA. L’ha chiamata nel suo ufficio con varie scuse: per provare le magliette di servizio, vedere i turni di lavoro, firmare il 730. Ma erano tutti pretesti per poter approfittare di quella cameriera, sulla quale avrebbe perpetrato atti sessuali che sono sfociati poi in una denuncia e ora in un processo. A finire alla sbarra è stato un direttore di albergo della Bassa reggiana, che avrebbe abusato della sua qualità di manager della struttura e quindi di datore di lavoro per poter sfogare i suoi impulsi. L’uomo, accusato di violenza sessuale, si è professato sempre innocente e, difeso dall’avvocato Nino Ruffini, attende con ansia il termine del procedimento penale.

La procura, però, ascoltata la cameriera, non ha avuto dubbi sulla richiesta di rinvio a giudizio, che ha portato l’uomo davanti al collegio presieduto dal giudice Simone Medioli, che ieri ha ascoltato alcuni testi presentati proprio dalla difesa.


I fatti contestati sarebbero avvenuti all’interno dell’albergo sei anni fa. L’uomo è accusato di aver convocato la donna – una lavoratrice saltuaria assunta a chiamata diretta con mansioni di cameriera – all’interno del suo ufficio. Dopo averne chiuso la porta si sarebbe avvicinato repentinamente e in modo inaspettato ha costretto la donna a subire atti sessuali. Mentre la donna stava provando una maglietta fornita dall’albergo, l’avrebbe spinta contro un armadio, baciandola e alzandole la camicia per baciarle il petto. Sarebbe poi riuscito a denudarla nella parte inferiore del corpo, palpeggiandola e strofinando le sue parti intime finanche sul viso della donna, leccandola e masturbandosi davanti a lei. Un assalto fermato dall’arrivo di una collega che ha bussato alla porta, offrendo così l’attimo giusto per la fuga alla donna altrimenti sopraffatta. Il suo aggressore non si sarebbe però arreso: la donna aveva cercato riparo in cucina, dove l’uomo sarebbe tornato alla carica mentre lei era tornata al lavoro. Altri palpeggiamenti sarebbero avvenuti mentre la cameriera stava pulendo gli armadietti degli spogliatoi.

Una delle testimonianze sentite ieri ha riportato che la porta dell’ufficio sarebbe stata chiusa per poco tempo, circa un minuto. Ma il procedimento in mano al sostituto procuratore Valentina Salvi non è ancora al termine e le prossime udienze saranno centrali per offrire la possibilità ai tre giudici di meglio comprendere i contorni delle vicenda.

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