Reggio Emilia piange Luciano Bertoli, artista d’avanguardia

Morto a 81 anni fu pittore, scultore e persino inventore. Severi: «La sua fama è diffusa ben al di là della provincia»

REGGIO EMILIA. La mancanza di una ricca eredità aristocratica e ducale ha sempre spinto la nostra città a guardare avanti piuttosto che a coltivare il passato.

Questo spirito innovatore e sperimentatore brilla nelle opere di Luciano Bertoli, uno dei protagonisti della stagione di grande fervore dell’arte e della cultura reggiana promossa da Cesare Zavattini, dal Gruppo 63 e da Corrado Costa. L’artista è deceduto domenica sera all’età di 81 anni nell’ospedale Santa Maria Nuova dopo una lunga malattia.

Reggio perde così un uomo che ha saputo anticipare la tendenza delle avanguardie a infrangere i confini fra pittura, scultura, artigianato, meccanica e cinematografia, utilizzandone e talora mescolandone in fasi diverse i canoni, le tecniche e i materiali. La sua produzione più originale è quella che, attingendo all’ambiente torinese dell’arte povera e concettuale, s’è evoluta nei surreali congegni del “macchinismo” e nelle ardite costruzioni d’acciaio.

«La sua fama – sottolinea l’architetto Mauro Severi – s’è diffusa ben al di là dei confini provinciali». Bertoli era nato nel 1940 a Reggio Emilia, dove abitava in via Matilde di Canossa. Aveva uno studio in via Filippo Re e un altro a Costa di Canossa, nella casa da lui stesso progettata nella quale trascorreva l’estate.

Dopo essersi diplomato all’Accademia di Bologna negli anni Sessanta esordì nella pittura tardo-informale, alternandola poi con i primi disegni di macchine bizzarre e le incursioni nel cinema d’artista e nel fumetto. Quindi catturò l’interesse della critica sia come pittore sia come “formgestalter” (disegnatore). Nel 1977 girò il film “Progetto comico”, che ha lo stesso titolo di una coeva scultura animata, facendovi sfoggio di improbabili congegni e pulegge.

Negli anni Ottanta Bertoli aderì all’eclettismo e partecipò a mostre collettive a Torino, Chieri e altrove, oltre a quelle allestite a Reggio nel 1989 e poi nel 2008. Alla fine di quel periodo inventò e costruì macchine sonore, poi macchine elettroniche con impulsi di luci e suoni e infine meccanismi biotecnologici. Queste singolari sperimentazioni sono illustrate nel libro “Slag Pad” edito a Torino da Allemandi nel 2000.

Negli ultimi anni ritornò alla pittura, esprimendo un frenetico modificarsi e dissolversi delle forme. È opera di Bertoli il monumento ai caduti collocato nel 1990 a San Martino in Rio. È composto con piramidi di pietra e piastrelle di ceramica colorate. La dedica è in caratteri di bronzo impressi su una lastra che affiora dalla terra. L’artista lascia la moglie Mara Montanari e i figli Barbara e Andrea. Le esequie saranno celebrate domani alle 10.30, la salma sarà condotta dalle Camere ardenti del Santa Maria al cimitero di Coviolo in attesa della cremazione.