Contenuto riservato agli abbonati

Novellara, Ilaria riscrive a Mattarella: «Mio figlio Leo è in pericolo»

La battaglia della madre che lotta per far ritornare il figlio portato in Turchia dal padre: «Per quanto dovremo soffrire prima che il governo si decida a fare qualcosa?»

NOVELLARA. Tre settimane senza poter sentire né avere alcuna notizia del figlio. Ilaria Sassone – la mamma di Novellara da oltre un anno e mezzo in lotta per riavere il piccolo Leo a casa dopo che il padre lo ha portato in Turchia – ha dovuto sopportare anche questo, non fosse già abbastanza essere costretta a vivere lontana dal piccolo, che ha appena 5 anni.

Per questo, in attesa che arrivi l’8 dicembre e il giudice turco decida – per la seconda volta, dopo un primo sì – dove deve vivere Leonardo, che è un cittadino italiano portato irregolarmente in Turchia nel gennaio del 2020 dal genitore (un cittadino tedesco di origini turche), Ilaria Sassone ha scritto nuovamente una lettera alle massime autorità istituzionali italiane: al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, al ministro degli Esteri, Luigi di Maio.

Un’altra accorata missiva per chiedere non solo il sostegno, ma l’intervento del governo italiano. Anche per quello che potrebbe accadere l’8 dicembre, alla prossima udienza in Turchia in cui il giudice potrebbe decidere finalmente che Leonardo deve tornare in Italia.

«Ho dovuto riconsegnare Leonardo tremante e in lacrime perchè non voleva tornare dal padre – scrive Ilaria – Sabato 18 settembre, momento della riconsegna in Turchia, è successo il delirio: il padre in preda a uno dei suoi soliti scatti d’ira ha iniziato a minacciare tutti i presenti, a partire dal console italiano di Izmir Valerio Giorgio, l’ufficiale giudiziario del tribunale di Urla e il mio avvocato, il tutto sotto gli occhi del piccolo Leo. Mio figlio è in pericolo, si trova con una persona aggressiva». Per questo l’appello si fa sempre più accorato: «Per quanto tempo ancora io, e soprattutto mio figlio, dovremo soffrire prima che il governo italiano si decida a far qualcosa di concreto ed efficace per due cittadini italiani?».

Gli occhi sono tutti puntati all’8 dicembre, a cosa stabilirà il giudice. «Se la decisione non sarà dichiarata immediatamente esecutiva è come se non ci fosse» scrive ancora Ilaria Sassone. La Convenzione dell’Aia, infatti, dovrebbe garantire la sua immediata esecutività, ma la Turchia nonostante l’abbia sottoscritta non sta rispettato i tempi che questa prevede. «È compito vostro – scrive ancora – che venga correttamente applicata».

E conclude: «Lo Stato italiano è responsabile dell’incolumità di mio figlio, che a oggi non viene per nulla salvaguardata. Mio figlio non vuole stare in Turchia e io lo rivoglio a casa con me. Il padre ha già dato ampiamente prova della propria pericolosità».

È ora che qualcuno si faccia sentire e non lasci sola una madre in questa difficile e dolorosa battaglia.