«Bloccato ai polsi, poi le botte» Un reggiano 24enne sotto accusa

L’aggressione: insieme ad altri due giovani è a processo per sequestro di persona, rapina e lesioni 

reggio emilia. Sono accusati di avere messo il casco sulla testa a un ventenne e di averlo percosso con un bastone, rapinato del cellulare, legato e picchiato provocandogli lesioni per 20 giorni.

Tutto in uno scenario torbido che si consuma a pochi passi dal centro di Carpi (Modena), intriso di un’escalation di violenza, accentuata dal consumo di droga e alcol, e dall’occupazione abusiva di cantine nel seminterrato del palazzo di via Martiri di Belfiore 1, di fronte allo stadio Cabassi.


Le recenti deposizioni – in tribunale a Modena – di Cherif Achraf e Sylla Souraibou, due dei tre imputati accusati di sequestro di persona, rapina aggravata e lesioni per le torture inflitte a un giovane moldavo nel dicembre scorso aprono uno spaccato inquietante, considerato che il “curriculum” di questi soggetti è fatto di recidive.

Il primo a deporre è il 24enne Achraf – originario di Reggio Emilia , dove è nato – difeso dall’avvocato Lucio Strazziari. «Io non sono mai entrato nella cantina dove si è consumato il fatto – dichiara – Silla era molto agitato perché diceva che erano spariti i suoi vestiti e accusava qualcuno di averglieli rubati. Sono volati schiaffi e ginocchiate. Io sono rimasto a testa bassa. E non abitavo nelle cantine: avevo un alloggio mio al quinto piano dello stesso stabile. Gli altri erano sotto effetto di alcol e altro…».

Gli imputati hanno dichiarato di conoscersi perché soliti fare attività fisica e giocare a pallone con punto di ritrovo il palazzo. Numerose le domande del giudice Roberto Mazza e della pm Angela Sighicelli per tentare di rendere organica una ricostruzione a tratti poco comprensibile. Il legale di Achraf anticipa la richiesta di revoca dei domiciliari: «Aveva anche trovato un lavoro, dopo averne combinate tante, lo assisto da anni…. Presenterò istanza di remissione in libertà».

È poi il turno di Sylla, conosciuto negli ambienti musicali come “Sako the money”, residente abusivo in una delle cantine di via Martiri di Belfiore, come il ventenne pestato. Nel video con cui uno degli imputati – un terzo ragazzo, condannato in abbreviato a quattro anni e due mesi di reclusione per cui ricorre in appello – ha filmato il pestaggio, Sylla accusa la parte offesa: «Hai perso il passaporto, ti è caduto mentre cercavi la m…». Sull’interpretazione di quest’ultima parolaccia la pm rivolge domande specifiche. L’imputato dichiara che m… è una borsa con gli effetti personali, come testi musicali, una foto di famiglia che avrebbe voluto incorniciare per Natale e anche una felpa notata indosso alla vittima, che avrebbe fatto scattare l’aggressione. «E lei chiama m… questi ricordi affettivi?», chiede la pm. «Non ci riferivamo alla droga. Inoltre, negli atti c’è scritto che avevamo minacciato di violenza sessuale in modo punitivo, ma non è vero. Ammetto di bere, soprattutto la sera: ero alterato dall’alcol e avevo fumato uno spinello», conferma Souraibou. L’avvocato di Sylla, Davide Malagoli, chiederà i domiciliari per l’assistito, che ora si trova in carcere.

Dalla ricostruzione fornita non emerge come la vittima sia stata legata ai polsi: risvolto inquietante che si punta a chiarire durante la prossima udienza, quando il giovane pestato sarà chiamato a deporre. Giovane che una volta riuscito a fuggire dalla cantina numero 29 dove si è consumato l’episodio, ha cercato disperatamente soccorso e lo ha trovato in una ragazza residente poco più in là, anch’essa in aula venerdì pomeriggio. «Ho visto questo ragazzo con i pantaloni abbassati e il filo elettrico intorno ai polsi – ha dichiarato – Era rannicchiato in un angolo, mi ha detto che era stato rinchiuso in un posto da ragazzi che lo avevano picchiato».

La giovane, ancora impressionata da quell’episodio, ha chiamato subito le forze dell’ordine. «L’ho slegato io – aggiunge – e mi ha raccontato che mentre cercavano di rubargli il cellulare gli si erano abbassati i pantaloni».

Serena Arbizzi

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