Arrestato Salvatore Procopio, leader emergente della 'ndrangheta emiliana

Il 47enne è finito in cella per un provvedimento di custodia cautelare nell'ambito di un'operazione coordinata dalla Dda di Bologna

REGGIO EMILIA. Si sono aperte le porte del carcere di Reggio per il 47enne Salvatore Procopio, «gravemente indiziato di appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica operante in Emilia e di detenzione illegale di plurime armi da sparo». La figura di Procopio era divenata di spicco nella ’ndrangheta locale che si va riorganizzando dopo i colpi inferti dalle operazioni Aemilia e Grimilde e dalle successive sentenze.
 

Reggio Emilia: arrestato Salvatore Procopio nuovo leader mafioso

 
Nell’ambito dell’operazione “Perseverance”, coordinata dal procuratore Giuseppe Amato e dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Beatrice Ronchi, la polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura emessa dal gip Alberto Ziroldi del tribunale di Bologna.
 
Lo scorso marzo 2021, nell’ambito della stessa operazione, erano stati arrestati per i reati di cui all’art. 416 bis c.p. e per tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosi, diversi esponenti del sodalizio di ‘Ndrangheta emiliano, quali Giuseppe Sarcone Grande, Salvatore Muto classe 1985 (fratello di Luigi classe 1971 e di Antonio classe 1978, già condannati anche in appello nel maxi processo Aemilia), Domenico Cordua, Giuseppe Friyio e altri. 
 
Nell’occasione, era stata documentata un’articolata attività estorsiva per una ingente somma di denaro (quantificata nel dialoghi captati in oltre 2 milioni di euro) di provenienza illecita. Tale attività aveva consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro un’arma comune da sparo con matricola abrasa illegalmente detenuta e portata, in concorso, da Friyio e da Cordua. 
 
Gli approfondimenti svolti hanno consentito di accertare che l’arma era stata ceduta a Cordua, qualche giorno prima, dal Procopio, affinché la detenesse per conto della consorteria. 
 
Procopio è considerato dagli indagati, che nel corso delle indagini ne hanno riscontrato la caratura criminale, e, unanimemente, dai collaboratori di giustizia, un “azionista” e cioè un appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica in grado di compiere azioni criminali, anche violente. È risultato intervenire in plurime occasioni, usando la propria autorevolezza di ‘ndranghetista, per dirimere controversie o risolvere conflitti tra i sodali, nonché per favorire la famiglia Muto di Gualteri (già colpita dalle Operazioni Aemilia e Grimilde) e il sodale Friyio. 
 
L’indagine “Perseverance” ha rivelato i nuovi assetti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano dopo gli arresti, le condanne e i sequestri intervenuti con le operazioni Aemilia e Grimilde, dimostrando come la consorteria mafiosa ha saputo riorganizzarsi attraverso l’azione di soggetti quali, in ultimo, Procopio, arrestato oggi dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Emilia.
 
«La lotta alla pervasiva presenza e operatività della criminalità organizzata perseguita dalla polizia di Stato, con il puntuale coordinamento della Dda della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, deve essere improntata, in provincia di Reggio Emilia, a una costante e metodica opera di contrasto – ha dichiarato il questore Giuseppe Ferrari –. L’obiettivo strategico della polizia di Stato nella provincia reggiana, già interessata da plurime operazioni contro la ‘ndrangheta, è quello di mantenere un’altissima soglia di attenzione ai fenomeni criminali di matrice mafiosa, soprattutto in un periodo di assestamento della consorteria a seguito dei significativi risultati conseguiti dalle forze di polizia e dalla autorità giudiziaria. L’esperienza e il bagaglio di conoscenze acquisite nel corso degli ultimi anni, segnati da pesanti condanne comminate a carico di associati, va implementato e valorizzato, perché è indubbio come la ‘ndrangheta sia ancor più pericolosa, quando si mimetizza, evitando azioni criminali eclatanti».