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Morti sul lavoro a Reggio Emilia, il grido della Cgil: «Basta sacrifici umani»

Cristian Sesena, segretario generale della Cgil provinciale, lancia un appello: «Più sicurezza e meno precariato»

REGGIO EMILIA. «La ripresa economica non può avvenire a costo di sacrifici umani. Oggi il lavoro è sempre più precario e si può essere poveri pur lavorando. Reggio Emilia potrebbe diventare un laboratorio dell’occupazione di qualità, non solo di quantità». Punta in alto Cristian Sesena, segretario generale della Cgil provinciale. Poco dopo un incontro con Silk-Faw – l’impresa cino-americana che creerà un maxi stabilimento a Gavassa per produrre superauto elettriche –, il segretario ha fatto il punto sul tema più sentito: il lavoro.

Nel giorno del presidio contro i morti sul lavoro condivide l’allarme e le proposte del segretario nazionale Maurizio Landini?
«Certo che condivido. Non è sufficientemente evidenziato il nesso tra morti e ripresa economica. Abbiamo dati positivi sulla ripresa, che però sta avvenendo a scapito delle normative di tutela e sicurezza sul lavoro. Fare presto e fare utili deve comportare che persone che vanno a lavorare non tornano più a casa? L’edilizia, con un alto numero di vittime, continua a essere la cartina di tornasole. Non si può più pensare che il decreto 81 (la normativa sulla sicurezza) non sia vigilata nella sua applicazione. L’Ispettorato del lavoro non è in grado di verificare, speriamo che le nuove assunzioni cambino la rotta. Andrebbero incentivate le aziende che rispettano le norme e punite quelle che le disattendono».

Sul lavoro si prospetta un autunno caldo?
«Assistiamo a una ripresa dell’occupazione, ma non di quella stabile. Il governo sta discutendo sulla riforma di ammortizzatori sociali, che è un’operazione a valle, ma a monte ci dev’essere un disboscamento delle forme di assunzione che continuano a essere troppe: lavoro a chiamata, collaborazione occasionale, false partite Iva, part-time forzato, sono tutte etichette che mascherano la precarietà. Anche a Reggio il 31 ottobre scatterà la seconda tranche di sblocco dei licenziamenti, che è quella più subdola perché riguarda i settori che hanno patito di più le chiusure a causa del Covid: terziario, turismo, ristorazione, servizi. Lì i licenziamenti rischiano di essere una goccia cinese: tanti piccoli posti persi, a fine anno potrebbero esserci numeri importanti. La Cgil reggiana parteciperà a un tavolo con Provincia, Comune e associazioni datoriali: auspichiamo, prima del 31 ottobre, di produrre un accordo al fine di monitorare e di mettere in campo iniziative».

Iniziative di che tipo?
«Essendo un fenomeno molto parcellizzato, dobbiamo avere gli strumenti per capire come impatta e per riconvertire le persone. Il tavolo vuole essere anche una raccolta di idee. Il nostro primo compito è convincere a non licenziare: prima di arrivare a quel punto dobbiamo spremerci le meningi per opzioni alternative».

Il tavolo parlerà anche di legalità?
«Sì, un argomento che continua a non essere nell’agenda di questa città. Puntualmente escono dati allarmanti sul rischio infiltrazioni mafiose nella nostra economia, come ha sottolineato il prefetto Iolanda Rolli con la quale la Cgil è in sintonia. Eppure ad oggi noi non abbiamo risposte da parte del Comune sulla “Consulta della Legalità”, strumento nato dopo il maxiprocesso Aemilia ma subito stoppato. Un silenzio assordante. Abbiamo sollecitato il Comune a riattivare quella consulta con una lettera firmata insieme a Cisl e Libera».

Cosa pensa dello smart working?
«Non è una moda, è un’opzione (e come tale deve rimanere) soggetta alla contrattazione con i sindacati, va normata e soprattutto bisogna tenere conto delle conseguenze che può avere. Un esempio: quando Tim raggiunse l’accordo per lo smart working di tutti i dipendenti, due giorni dopo venne disdetta la mensa e 250 lavoratori rimasero senza stipendio. Il lavoro da remoto rischia di diventare più facilmente removibile. Nella pubblica amministrazione si è passati dal “tutti a casa” del ministro Dadone al “tutti in ufficio” del ministro Brunetta: due estremi. Alcuni privati sono già tornati indietro, ma con miopia. Se il dipendente in smart working alterna giorni in presenza a giorni a domicilio, con diritto di disconnessione e le stesse condizioni dei colleghi, il lavoro agile può aumentare il benessere e la produttività del singolo».

La sua visita a Silk-Faw?
«Positiva, la società è disponibile al dialogo sindacale. A mio avviso Reggio dovrebbe esplorare aree nuove: quelle che ora appaiono più in crisi come il turismo, la Cenerentola della nostra città. Il Comune ha presentato un progetto di rilancio del turismo costruito per intero solo sulla promozione. Noi non siamo stati coinvolti ma non è questo il punto. Se vuoi promuovere il territorio e creare occupazione di qualità devi avere una visione, una strategia, che non vedo. Abbiamo una cattedrale di transito, la Mediopadana: bisogna convincere le persone che passano a rimanere qui almeno qualche giorno, sapendo su cosa puntare. Sugli eventi all’Arena? Sull’enogastronomia? Sul manifatturiero? Sulla produzione avveniristica? Potrebbe essere la nuova frontiera».
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