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Marco Fasoli di Emilia Wine: «Dobbiamo essere forti a casa nostra per essere forti anche lontano da qui»

La ricetta del direttore marketing per promuovere Lambrusco e Spergola nel mondo

REGGIO EMILIA. «Dobbiamo essere forti in casa per poter essere forti fuori». È questo il mantra che Marco Fasoli ripete da quando, nel giugno 2020, si è imbarcato nell’avventura del gruppo cooperativo Emilia Wine (nato dall’unione delle cantine di Arceto, Correggio,Prato di Correggio e Casali Viticultori).

Per il direttore commerciale e marketing Fasoli, essere forti in casa vuol dire crescere come azienda e come territorio.


Solo se si è profeti in patria si può convincere gli altri. Il che, dal punto di vista del vino, vuol dire che i primi a scommettere sulla qualità del Lambrusco e della Spergola devono essere i reggiani, cioè produttori, titolari di ristoranti e locali, consumatori, istituzioni...

Identità che cambia

A rendere interessante lo sguardo di Fasoli, che insegna all’Università di Verona (marketing e comunicazione del vino) e alla Scuola internazionale di cucina di Asti, sono anche le precedenti collaborazioni con realtà prestigiose, a partire da Antinori, un marchio noto in tutto il mondo, con base in Toscana, una regione che è un modello di riferimento per capacità di promozione del vino e dell’enoturismo. E ora che il Lambrusco è in una interessante fase di ridefinizione della propria identità, alzare lo sguardo risulta utile.

Export e turismo

Dall’arrivo di Fasoli, Emilia Wine ha iniziato un marcato processo di internazionalizzazione, con l’export che è passato dal 3 al 30% del fatturato. Un balzo in avanti favorito dalle relazioni fuori dai confini italiani del direttore commerciale.

Lo sguardo all’esterno, però, va di pari passo con quello all’interno. Appena insediato, Fasoli ha lanciato il progetto di Emilia Wine Home ad Arceto, una casa per accogliere i visitatori, far conoscere loro la storia di questo marchio e del Lambrusco, offrendo anche un innovativo percorso sensoriale. I lavori per la realizzazione partiranno a ottobre e rappresentano un contributo che questa realtà vuole dare anche al potenziamento del turismo eno-gastronomico nel reggiano. «È importante che i turisti trovino dei luoghi dove poter assaporare il territorio, e questo vale sia per le nostre colline che per la bassa reggiana. È la base per poter crescere bene».

Punti di forza

Il crescente apprezzamento per i vitigni autoctoni e la maggiore curiosità dei consumatori, sempre meno imbrigliati in limitanti stereotipi e alla ricerca di prodotti non standardizzati, rappresentano un trend nel quale i vini reggiani si giocano le loro carte, insieme al duraturo successo delle bollicine, bianche o rosse che siano.

«L’Emilia ha un punto di forza rispetto ad altre realtà ed è la sua straordinaria gastronomia, che non ha eguali in Italia. I mercati internazionali apprezzano la nostra cucina, che si sposa perfettamente con il nostro vino. Il Lambrusco ha un basso tenore alcolico, come piace oggi ai consumatori, ed è un vino fresco. Pertanto è un vino moderno, nonostante la sua storicità».

Emilia Wine, che fattura 25 milioni di euro, è un gruppo nato nel 2014 e unisce più di 730 soci, che conducono circa 2.000 ettari di vigneti tra il Po e l’Appennino reggiano. La cooperativa, presieduta da Davide Frascari, produce 2 milioni di bottiglie, di cui 10mila di metodo classico e ha anche una grande potenzialità per lo sfuso (circa 30 milioni di litri).

A livello di imbottigliato la realtà leader è Casale Viticultori di Pratissolo di Scandiano, che produce dal 1982 il Ca’ Besina, primo metodo classico emiliano.

Cooperazione

L’organizzazione cooperativa è una peculiarità reggiana e c’è chi si chiede se sia compatibile con un elevato livello qualitativo del vino, dato che alcune delle cantine più note in Italia sono spesso di proprietà familiare da generazioni.

Fasoli per fugare questi dubbi guarda alla sua esperienza personale, iniziata in Alto Adige. «Lì le cooperative hanno saputo sposare la qualità e la valorizzazione del territorio. La cooperativa ha la filiera in mano e può scegliere i prodotti e questo è un aspetto di forza. Ovviamente, noi abbiamo investito molto sulla parte agronomica e tecnica. Nei campi ci sono i nostri agronomi e ci avvaliamo anche di consulenti esterni, perché per avere un grande vino bisogna partire dalla terra».