Il partigiano “Volpe” e la sua sposa festeggiano 70 anni di matrimonio

Tanti auguri a Francesco Bertacchini e Luciana Davoli  Lui ha combattuto nella 144esima brigata Garibaldi

Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Settant’anni di vita insieme, festeggiati in una data speciale. Oggi, 6 ottobre 2021, i reggiani Francesco Bertacchini e Luciana Davoli festeggiano il settantesimo anniversario di matrimonio. Luciana ha 89 anni, Francesco 95, ed è molto conosciuto come testimone della Resistenza: in tanti momenti pubblici ha parlato della sua esperienza come partigiano, nome di battaglia “Volpe”.


I due, affezionatissimi lettori della Gazzetta di Reggio, risiedono da circa un anno nella casa protetta cittadina Villa Primula, e l’appuntamento con il nostro quotidiano è uno dei momenti immancabili di tutte le loro giornate. Luciana è una 89enne nata e sempre vissuta a Reggio. Nella giornata odierna cade il loro settantesimo anniversario di matrimonio, e verranno festeggiati dalla figlia Vanna con il marito Serse e la nipote Astrid, dall’istituto storico Istoreco e dai volontari dell’Anpi, di cui Bertacchini è stato a lungo una colonna.

Nei mesi precedenti avevano celebrato a Villa Primula i propri compleanni sia Luciana, nata a Reggio il 5 luglio 1932, sia Francesco, venuto al mondo il 24 luglio 1926. Il 24 aprile scorso, invece, in occasione della Liberazione, Istoreco e la Filarmonica Città del Tricolore avevano raggiunto la casa protetta per un omaggio musicale apprezzato da tutti gli ospiti.

La ricorrenza odierna arriva in un giorno importante della vita partigiana di Volpe. Il 6 ottobre 1944 Bertacchini, che in quell’autunno combatteva in val d’Enza, nelle fila della 144esima brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” attiva nella zona di Vetto, riuscì assieme ai suo compagni a sfuggire a un’operazione di accerchiamento delle truppe naziste e fasciste, impegnate in un rastrellamento che da Ciano e Casina risalì sino a Castelnovo Monti e Vetto, in una montagna già alle prese con le prime nevicate del periodo. Per mettersi in salvo, i partigiani dovettero passare oltre il torrente Enza e ripararsi sulla sponda parmense del fiume, prima di raggiungere nei giorni successivi il Monte Penice, al confine fra piacentino e pavese. La manovra fu molto complessa fra il freddo, il buio, la pressione nazista e il rischio di essere colpiti dai propri commilitoni in presidio dal lato sicuro del corso d’acqua, pronti ad aprire il fuoco per difendersi. Uno dei momenti più difficili per Bertacchini, che poi “compensò” con il matrimonio con l’amatissima Luciana.

Poche settimane dopo la fuga sull’Enza, il suo distaccamento verrà decimato in uno dei momenti più sanguinosi della guerra nel territorio reggiano, l’eccidio di Legoreccio avvenuto il 17 novembre 1944 nel borgo vettese. Volpe si salvò perché, malato di polmonite, era ricoverato in un ospedale partigiano. Dopo la guerra, conosce Luciana. Dopo il matrimonio si sono trasferiti a San Bartolomeo e Francesco ha sempre lavorato come camionista in proprio, «per non avere padroni».

Arrivato alla pensione, è diventato uno dei riferimenti operativi dell’Anpi, presenza fissa nella sede di via Farini, sempre a disposizione per trasporti e altre attività, oltre che come portabandiera alle manifestazioni.

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