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Multati perché mangiano erbazzone, il sindaco: «Residenti esasperati, ecco perché quelle sanzioni»

Casalgrande, Daviddi risponde dopo la polemica: «Nessuna punizione, non hanno rispettato l’ordinanza»

CASALGRANDE. «Ciao, mi dai un erbazzone da 50 euro?» dice un cliente al bancone di un bar a Casalgrande: e giù risate. Del resto, la notizia dei verbali da 50 euro ciascuno strappati dalla polizia municipale a cinque ragazzi che non hanno rispettato l’ordinanza anti-schiamazzi – che vieta il consumo di cibo di notte in centro a Salvaterra – ha tenuto banco ieri nella zona ceramica.

«Un erbazzone ciascuno, mangiato in macchina, ci è costato 250 euro. Assurdo» si erano lamentati quattro ragazzi e una ragazza tra i 19 e i 21 anni che li avevano comprati prima dell’alba al Forno del Borgo di via Reverberi 37 a Salvaterra, fermandosi poi poco più in là, al numero 44, a loro dire senza uscire dall’auto, sotto le finestre di una delle famiglie che da anni fanno i conti con assembramenti in piena notte formati da frotte di giovani che si fermano per un pezzo di erbazzone, di ritorno dalle serate del weekend.



«Gli atteggiamenti dei cinque ragazzi sanzionati possiamo dire con certezza che non erano consoni rispetto a quanto disposto dall’ordinanza – mette in chiaro, ora, il sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi –. Il comandante della nostra Municipale ha agito correttamente e riferito poi come è andata. Qualora volessero fare ricorso saranno esplicitate nel dettaglio le circostanze di quella sera». Un episodio tra i tanti che è finito nelle maglie dei controlli disposti con l’ordinanza che segna una “zona rossa” lunga una cinquantina di metri lungo la via. «È vietato stazionare e creare assembramenti, è vietato consumare sul posto alimenti e bevande e abbandonare i rifiuti sulla pubblica via», viene riportato infatti nei tanti cartelli che tappezzano la via che taglia in due la popolosa frazione di Salvaterra.

Divieti scattati il 31 luglio e con validità fino al 31 ottobre, che valgono dall’una di notte alle 6 del mattino. «Quell’ordinanza è stata necessaria, la situazione era diventata ingestibile – racconta Daviddi dalle stanze del municipio –. Da cinque anni alcuni residenti che abitano in prossimità del forno lamentavano problemi tra frastuono notturno e sporcizia lasciata in giro. A fronte di questa situazione, come è nostro modus operandi, abbiamo convocato un tavolo aperto a tutti, dai cittadini al titolare del forno, a tutte le forze politiche e dell’ordine, per cercare di capire insieme cosa potevamo fare per ovviare a questo problema».

Un summit con il quale l’amministrazione ha cercato di salvare capra e cavoli. Ha evitato cioè che i giovani rimanessero senza l’erbazzone o che il forno dovesse chiudere, permettendo anche ai residenti di non passare le notti appesi al telefono per implorare alle forze dell’ordine di far smettere gli schiamazzi notturni che fanno da contorno a quei banchetti.

«Il titolare del forno svolge un’attività regolare anche se non si era impegnato abbastanza per trasmettere il messaggio giusto ai clienti, che non devono disturbare la gente che giustamente a quell’ora deve poter riposare tranquillamente in casa propria, sottolinea il sindaco: «L’ordinanza non si può dire che non fosse conosciuta, visto che l’abbiamo diffusa anche tramite i social e che già allora aveva scatenato non poche polemiche. Ma si tratta di un’ordinanza condivisa sia sulla scelta dell’orario che del periodo di applicazione. La nostra idea è infatti quella di testare la sua efficacia, se è determinante o meno per poter risolvere il problema».

I ragazzi multati, però, contestano di essere stati eccessivamente “puniti” visto che erano dentro la loro auto mentre c’erano altri ragazzi fuori. «Noi non abbiamo certo nulla contro gnocco o erbazzone o sul fatto che qualcuno abbia fame, ci mancherebbe altro. Abbiamo difeso l’interesse di tutti, regolandolo. E dobbiamo ringraziare comandante e agenti che si sono resi disponibili al lavoro notturno – dice Daviddi –. Gli atteggiamenti dei cinque ragazzi sanzionati possiamo dire con certezza che non rispettavano l’ordinanza, non c’è alcun intento punitivo. Anzi, sono disponibile a incontrarli per spiegare meglio quanto abbiamo fatto e deciso insieme alla nostra comunità. Dopo il test vedremo se prorogare l’ordinanza».