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Condanna a 18 anni per il killer di Fabio Bassoli

Sei anni fa l’omicidio dello chef 31enne in Francia. Mamma Enrica: «Processo iniziato solo per uno degli indagati»

ROLO. «La giustizia deve fare il suo corso, ma temo che dovremo ancora aspettare molto. Il processo è iniziato soltanto per uno degli assassini. Per l’altro non è ancora fissata l’udienza».

A sei anni esatti dall’omicidio di Fabio Bassoli, lo chef 31enne di Rolo assassinato ad Aubenas, paese di circa 13mila abitanti nel dipartimento dell’Ardéche, in Francia, il suo ricordo è più che mai acceso nel cuore e nella mente dei famigliari e di tutti quelli che lo hanno conosciuto.


Fabio, dopo gli studi al “Nazareno” di Carpi, era partito per la Francia con il sogno di fare conoscere le eccellenze gastronomiche italiane tramite lo street food e aveva realizzato questo suo sogno. Era un ragazzo sveglio, capace, tra i migliori della scuola tanto che si era guadagnato un viaggio per gli Stati Uniti, dove aveva rappresentato la cucina italiana alle Olimpiadi.

Per il suo omicidio, avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 2015 sono a processo due uomini: uno di loro è stato condannato a 18 anni di carcere, ma ha fatto ricorso in Cassazione.

Il secondo, si trova in cella per altri reati, ma per lui il processo deve ancora iniziare. Entrambi hanno precedenti per furti.

«Sono già passati sei anni – confida la madre di Fabio, Enrica Daolio, che non ha mai cessato di chiedere giustizia per il figlio – ma certe ferite non troveranno pace con il tempo. Non pretendo, in realtà, che il tempo attenui il nostro dolore o, peggio, che offuschi i ricordi. Pretendo, però, che la giustizia faccia il suo dovere, ma temo che dovremo attendere ancora tanto. Il mio cuore mi dice che Fabio sta bene nella sua nuova dimensione, ma questo non giustifica tutto il male che è stato fatto a lui e a noi».

I due imputati hanno dichiarato che non conoscevano Fabio: una volta arrestati hanno sempre dichiarato di essere andati lì per rubare. Ma sono risposte che, comprensibilmente, non soddisfano chi attende da anni che sia fatta giustizia per la morte del figlio.

«Il processo è iniziato solo per uno degli assassini – continua Enrica, la mamma di Fabio, nel giorno dell’anniversario del delitto –. La sentenza ha stabilito 18 anni di prigione, ma ora si aspetta il giudizio della Cassazione. Continua, perciò, la saga degli assassini. Per l’altro non è ancora stata fissata l’udienza. I tempi della giustizia sono come i gamberi... un passo avanti e due indietro. La fede è la nostra forza».

Enrica Daolio, quattro anni fa, ha fatto voto di solidarietà promettendo di occuparsi per sempre di ammalati e sofferenti insieme all’Unitalsi: questa è uno dei modi in cui declina la sua fede, nel ricordo del figlio, amato infinitamente, e perso in così tragiche circostanze.

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