Saman, Danish rifiuta l'estradizione e sfida gli inquirenti: "E' tutto falso"

La Corte d'Appello di Parigi apre un'istruttoria che potrebbe richiedere molto tempo. La prossima udienza fissata per il 20 ottobre

NOVELLARA. Ha rifiutato l’estradizione in Italia, Danish Hasnain, lo zio di Saman sospettato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio della ragazza di 18 anni scomparsa lo scorso 30 aprile e averne occultato il cadavere.

L’attesa per la conclusione dell’udienza che si sarebbe tenuta presso la Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, dove Hasnain è stato arrestato la settimana scorsa, ieri è durata buona parte della giornata.


All’ora di pranzo è arrivata la precisazione che la causa di Hasnain sarebbe stata discussa alle 14. Ed è infatti nel primo pomeriggio che sono arrivate le prime indiscrezioni da Oltralpe.

Secondo le quali, appunto, il 33enne aveva rifiutato l’estradizione, aprendo un lungo procedimento che, se anche non esclude il rientro in Italia, allunga di certo i tempi perché ciò possa avvenire, sempre che l’istruttoria si concluda a favore della richiesta del governo italiano.

Secondo queste prime indiscrezioni, poi confermate nel prosieguo della giornata, è stato lo stesso Hasnain a dire di volere rifiutare l’estradizione – contrariamente a quanto aveva fatto il nipote Ikram Ijaz nel maggio scorso dopo essere stato arrestato sempre in Francia, a Nimes – al giudice francese che gli ha notificato la richiesta delle autorità italiane.

Avrebbe, inoltre, negato le accuse. «È tutto falso – avrebbe detto alla giudice della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello –. Forse qualcuno mi ha visto? Sono forse uscito di casa?». Dichiarazioni che, qualora venissero confermate, suonano come un’aperta sfida nei confronti di chi lo accusa.

L’organo giudiziario francese chiamato a decidere sulle richieste di estradizione ha dunque fissato al 20 ottobre la seconda udienza per Hasnain, che deve rispondere di «sequestro, lesioni e omicidio». Nel frattempo la corte francese ha chiesto all’Italia un complemento di informazione sul caso.

«Per me adesso comincia il lavoro – sono state le prime dichiarazioni rilasciate all’uscita dall’aula da Layla Saidi, che difende Hasnain a Parigi –. Per quanto riguarda la procedura del mandato d’arresto europeo che è stato lanciato dall’Italia il 20 ottobre, dobbiamo sottoporre i nostri argomenti. Bisogna capire se questo mandato europeo è conforme o no al diritto internazionale, alle convenzioni internazionali. Ma anche al diritto europeo che unisce la Francia e l’Italia. Non so se il 20 ottobre Hasnain potrebbe essere estradato direttamente. Non posso dirlo. Noi sottoporremo i nostri argomenti».

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