Reggio Emilia, il vescovo Camisasca verso la fine del mandato: «Sono nelle mani del Papa»

Ieri il nono anniversario della sua nomina a vescovo: «Ma non è ancora giunta l’ora di accomiatarmi dai reggiani»

REGGIO EMILIA. «Il mio ministero è nelle mani di Papa Francesco. Non è ancora giunta l’ora di accomiatarmi dai reggiani». Nel giorno del nono anniversario trascorso alla guida della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, il vescovo Massimo Camisasca è stato impegnato, ieri mattina in cattedrale, nella celebrazione di San Michele Arcangelo, patrono della polizia di Stato. Davanti alle autorità civili e militari al completo all’interno, con agenti e mezzi schierati all’estero in piazza Prampolini, il vescovo ha elogiato la missione dei poliziotti con una omelia incentrata sugli angeli.

Era il 29 settembre 2012 quando, per volere di Benedetto XVI, il milanese Camisasca, vicino a Comunione e Liberazione, è stato nominato a capo del clero provinciale; il 7 dicembre di quello stesso anno ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma dal cardinale Carlo Caffarra, coconsacranti l’arcivescovo Adriano Bernardini e il vescovo Adriano Caprioli; e il 16 dicembre è avvenuto l’insediamento.


«Ricordo quel primo Natale a Reggio Emilia bagnato dalla pioggia e da un po’ di neve, la bellissima impressione delle bancarelle in piazza Prampolini e una folla enorme alla messa di mezzanotte. In un certo senso quel dicembre mi ha rimandato al Natale della mia infanzia, pieno di luci e calore».

Ora il vescovo sta arrivando alla scadenza naturale del suo longevo mandato e in città si inseguono i rumors sulla perdita di una figura di riferimento, che non ha mai mancato di intervenire con forza nei diversi problemi sociali della comunità. La scadenza del raggiunto limite di età è prossima, come ha spiegato lo stesso Camisasca.

«Compio 75 anni il 3 novembre. È richiesto dal Codice di diritto canonico che al compimento del 75esimo anno il vescovo presenti la rinuncia al ministero nella sua Diocesi. Dal punto di vista personale provo dispiacere e al contempo serenità: dispiacere perché è la premessa di un addio, serenità perché tutto è nelle mani del Papa, che può decidere di lasciarmi a Reggio ancora uno o due anni oppure nominare un successore». In ogni caso è probabile che Camisasca avrà modo di trascorrere nel reggiano anche il prossimo Natale. «L’ufficialità della conclusione dell’incarico arriverà quando sarà nominato il nuovo vescovo. Affinché quest’ultimo prenda possesso canonico della Diocesi occorreranno dai due mesi ai tre mesi. Sono queste le tempistiche dettate dal Codice: se verrà nominata una persona che è già vescovo subentrerà entro due mesi, se verrà scelto un sacerdote (com’era il mio caso quando sono giunto qui) i mesi diventeranno tre, intervallo necessario per consentire la consacrazione. Nel periodo tra la nomina e l’ingresso del nuovo presule la Diocesi dev’essere retta da un amministratore diocesano, di solito il vescovo emerito uscente oppure il vicario generale della Diocesi», cioè monsignor Alberto Nicelli. Per Camisasca – teologo, autore di oltre cinquanta libri e proveniente dalla Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, società di vita apostolica e di diritto pontificio da lui fondata nel 1985 – Reggio ha rappresentato l’unico incarico con la fascia viola. «Se mi giro indietro posso dire che è stata un’esperienza affascinante e appassionante: anzitutto un’esperienza di obbedienza a Cristo che mi ha voluto qui, di conoscenza di persone e situazioni nuove, di testimonianza. Non posso che trarne un bilancio positivo. È ovvio che ci sono stati momenti anche difficili e pesanti, come accade in tutte le situazioni della vita: la morte di tanti sacerdoti, la scarsità del clero, le lungaggini poste dalla burocrazia alla soluzione di tanti problemi. E la pandemia, un periodo lungo e doloroso, ma anche un’occasione per esprimere in modo creativo la speranza che Dio non lascia mai il suo popolo. Penso che dalla pandemia occorre risorgere ritrovando il valore della comunità, del camminare insieme, della celebrazione domenicale vissuta in presenza». Ma un bilancio è prematuro. «Avrò modo di salutare i reggiani».

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