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Reggiane murate in tempi record: la fase due pronta a decollare

Abbattuti 16 manufatti e rimosse 220 tonnellate di rifiuti. Il sindaco Vecchi: «Ora ci aspetta un percorso su più fronti»

REGGIO EMILIA. Conclusa in appena dieci giorni l’opera di muratura di porte e infissi, la rimozione di una montagna di rifiuti e l’abbattimento di 16 manufatti (box usati come ricovero attrezzi che potevano essere utilizzati come giacigli), la fase uno delle ex Reggiane è terminata. Inizia ora la cosiddetta “fase due”, che sarà silente e lontano dai riflettori, durerà all’incirca un anno e agirà su molteplici fronti: l’integrazione e l’inserimento lavorativo delle persone fuoriuscite (entro novembre inizierà il percorso di formazione), il controllo dell’area per evitare ulteriori intrusioni e i cantieri avveniristici di Stu Reggiane.

Ad annunciarlo è stata l’amministrazione comunale di Reggio Emilia, che nel ieri ha voluto “fare il punto sul progetto Reggiane Off” dopo che al mattino si era riunita la cabina di regia che coordina il piano, con il coinvolgimento dei firmatari del protocollo d’intesa: Comune di Reggio Emilia, Ausl, Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, Regione Emilia-Romagna, Stu Reggiane Spa, Caritas diocesana, rete del volontariato e della cooperazione sociale.


L’INTERVENTO

Dopo l’uscita “soft”, il 10 settembre scorso, degli ultimi dodici occupanti abusivi rimasti tra i capannoni abbandonati, la necessità era sigillare ogni accesso in tempi record. Il compito è stato svolto da Stu Reggiane Spa, che ha murato gli accessi (porte e finestre) dei tre fabbricati, di maggiori proporzioni e integri, situati sul lato di piazzale Europa: il capannone M22 (310 metri quadrati chiusi con mattoni), il capannone 17 (260 metri quadrati chiusi con mattoni) e il capannone 25 (chiusura di porte di accesso ai piani primo e secondo, 50 metri quadrati).

«Abbiamo svolto un’operazione tecnica, che non è stata facile a causa del contesto. Ringrazio l’ingegner Massimo Repetti per aver gestito egregiamente le cosiddette interferenze di cantiere – ha spiegato Luca Torri, amministratore delegato di Stu – Abbiamo lavorato giorno e notte, sabato e domenica compresi, per mettere in sicurezza l’area».

Sono stati demoliti 16 manufatti fatiscenti in cemento armato: 13 box interni ai capannoni e tre esterni ai fabbricati, a cielo aperto. Inoltre è stata ricontrollata e chiusa nuovamente la palazzina 26 (3.160 metri quadrati calpestabili). In totale sono stati resi inaccessibili 11.690 metri quadrati calpestabili. Altrettanto mastodontica l’opera di rimozione rifiuti e pulizia: in un mese sono stati rimossi 430 metri cubi di rifiuti di vario genere (plastica, ferro, materiale organico), equivalenti ad un peso di 220 tonnellate.

«Si immagini via e vai di camion per portare via tutto quel materiale». Sono stati tagliati e rimossi pure 180 metri cubi di vegetazione spontanea (rampicanti e arbusti particolarmente sviluppati) «che creavano ostacolo alla sicurezza e alla visibilità dei luoghi interni alle ex Reggiane e che avrebbero potuto costituire, anch’essi, un rifugio improvvisato». Nelle prossime settimane “inizieremo i lavori per posizionare l’illuminazione nell’intero perimetro delle tre palazzine interessate e nelle aree di pertinenza - ha proseguito Torri - Anche questo contribuirà ad innalzare la sicurezza”.

SI RIPARTE

L’accelerazione, che ha portato a svuotare le ex Reggiane prima del previsto «su indicazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica», ha spiegato il sindaco Luca Vecchi, è stata «a mio avviso una delle pagine più belle della storia recente della nostra città. È stata un’azione corale e ringrazio tutti i numerosi attori che vi hanno preso parte. Si è posto fine ad una situazione umanamente non sostenibile e si è scelto l’approccio della presa in carico: le 104 persone (che ora si trovano in appartamenti, strutture e alcune temporaneamente in un albergo) sono state coinvolte in un progetto sociale che non lascerà indietro nessuno. È stato svolto un lavoro enorme, ma non finisce qui. Grazie a un dialogo durato nove mesi abbiamo creato un rapporto e conquistato la fiducia di persone ai margini, con problematiche sanitarie e sociali».

E ora cosa succederà? «Ci aspetta un percorso su più fronti. Da un lato il “corridoio umanitario”, tipico dei Servizi sociali, dovrà accompagnare queste persone verso l’integrazione e il raggiungimento dell’autonomia. Dall’altro lato sul posto proseguirà il monitoraggio dell’area sul fronte sicurezza, con illuminazione, vigilanza pubblica e privata e sorveglianza. Terzo: i cantieri di Stu, che cambieranno il volto urbano sul lato sud di piazzale Europa. Sarà un percorso lungo, i risultati saranno tangibili tra un anno».

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