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Fatture false ed evasioni milionarie: 7 arresti tra cui una commercialista

Colletti bianchi tra i 15 sotto indagine. Poi blitz e sequestri della Finanza ad aprile, dei quali però non si è mai saputo nulla

REGGIO EMILIA. Sono accusati di aver emesso fatture false per quasi 14 milioni di euro, evaso imposte dirette per circa 28 milioni, evaso Iva per 6,6 milioni e ottenuto addirittura un indebito rimborso Iva per circa 2 milioni, riciclando 6,4 milioni. È questo il vorticoso computo degli illeciti scoperti e contestati dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia nelle more di un’approfondita inchiesta che ha individuato un’associazione a delinquere dedita a reati tributari, conclusasi con l’arresto di sette persone - imprenditori, prestanome e colletti bianchi - ma della quale, nonostante le misure cautelari eseguite in città, non si è mai saputo niente. Un fatto singolare per Reggio Emilia vista la portata dell’inchiesta e l’attenzione sui reati legati alla falsa fatturazione, diventata di proporzioni industriali come raccontano processi del calibro di Aemilia e Billions.

Gli arresti sono stati disposti lo scorso fine marzo dal giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi su richiesta dei sostituti procuratori Giulia Stignani e Iacopo Berardi e riguardano reati tributari commessi al fine di favorire un gruppo criminale che fa capo a Fausto Neviani, 70 anni, imprenditore-tipografo reggiano residente in zona stazione, uomo con una vita dal basso profilo ma con la predilezione per gli affari nell’Europa dell’est e in grado di porre in essere quello che i militari della Finanza hanno definito un vero e proprio «schema» caratterizzato da «protocolli operativi» ripetuti. A monte ci sono aziende operative con attività reali, principalmente nel campo del commercio all’ingrosso e al dettaglio, con le quali era stata creata un’ingegnosa architettura di società dedite alla falsa fatturazione con simulazione sistematica di operazioni di importazione di beni. Tutto questo, è l’accusa, per poter evadere milioni in tasse. A interrompere la serie sono state lunghe indagini è il blitz finale, avvenuto a inizio aprile scorso ma rimasto sottotraccia. A finire in carcere su disposizione del gip sono stati Fausto Neviani, il suo braccio operativo Dionisie Ternovschi (detto Denis), moldavo che sta a Reggio così come Ghenadie Podgornii (che vive a Cavriago), conosciuto nei rogiti però come Victor Stratan, alias usato secondo gli investigatori per assumere ruoli nelle società cartiere. Escamotage, questo, ben collaudato all’interno del gruppo guidato secondo la procura da Neviani, e che ha portato agli arresti domiciliari anche la sua ex segretaria e braccio destro Gianna Venturelli, la sua ex moglie Maria Lo Brutto e il figlio Luca Neviani, oltre alla commercialista di Casalgrande Giulia Manfredotti, quest’ultima sospesa con provvedimento disciplinare anche dell’ordine dei commercialisti di Reggio Emilia fino al maggio 2022.

C’è poi l’avvocatessa di fiducia di Neviani, che è di Lecco, colpita dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora mentre un’altra professionista nota a Reggio - dopo un’iniziale iscrizione nel registro degli indagati - è subito uscita dall’inchiesta senza alcun addebito e su richiesta della stessa procura. Ai principali indagati - molti dei quali prestanome stranieri - viene contestato il reato associativo per aver commesso per anni illeciti tributari, tramite soprattutto l’emissione di fatture per operazioni inesistenti attraverso un articolato sistema di frode al fisco che prevedeva la creazione di documenti contraffatti per alcuni complici stranieri che utilizzavano finte identità create ad hoc. Un sistema che permetteva la costituzione e l’utilizzo di società fittizie, anche straniere, gestite di fatto da persone inesistenti, create solo per emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti di altre società del sodalizio, per generare crediti Iva inesistenti a favore di queste, da compensare con i debiti tributari e contributivi e così via. Uno schema utilizzato dal 2005, secondo le indagini, e che è stato corroborato dalle dichiarazioni di uno dei complici seguite poi dalla confessione davanti al pm dell’ex segretaria factotum di Neviani, che attende ora la conclusione indagini.

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