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Covid, quarantamila i reggiani non vaccinati

Tra questi qualche persona con esonero e molti scettici. Dopo il decreto sul green pass si sono prenotati in 4mila

REGGIO EMILIA. Sono circa quarantamila i reggiani che non si sono ancora vaccinati contro il Covid, su un totale di aventi diritto di 440mila. Tra questi ci sono le persone che hanno ottenuto l’esonero dalla vaccinazione (per un particolare quadro clinico o perché gravide con età gestazionale inferiore alle 12 settimane) e gli scettici. «Che sono la maggioranza», specifica Nicoletta Natalini, direttrice sanitaria dell’Ausl di Reggio, in occasione della conferenza stampa settimanale con cui si fa il punto sulla diffusione del Covid nella nostra provincia, ma anche sull’organizzazione della diagnostica e dell’assistenza ai pazienti positivi e sulle vaccinazioni.

EFFETTO GREEN PASS


Dopo l’approvazione del decreto che stabilisce l’obbligo del green pass dal 15 ottobre per tutti i lavoratori qualcosa si è mosso, «ma non ci sono numeri sconvolgenti», commenta Cristina Marchesi, che dell’Ausl reggiana è direttrice generale. Sono quattromila le persone non ancora vaccinate che si sono prenotate. «Ci preme sottolineare che a chi deve ricevere la prima dose – aggiunge Natalini – riusciamo a dare l’appuntamento anche il giorno successivo alla prenotazione».

COPERTURA VACCINALE

Continua l’attività nei sei punti vaccinali della provincia, con la possibilità di accesso diretto (cioè senza bisogno di prenotazione) per studenti e personale scolastico. Per quel che riguarda la copertura vaccinale, se l’Emilia-Romagna ha superato l’80% di vaccinati con prima dose, Reggio Emilia ha fatto anche di meglio: «Noi – spiega Natalini – non consideriamo i residenti ma gli assistiti, ossia tutti coloro che per lavoro o altri motivi, pur non avendo la residenza, vivono nella nostra provincia. Bene, siamo oltre il 90% come prima dose, e oltre l’80% come seconda. Un’ottima risposta della popolazione». Percentuali confermate anche nelle fasce dei più giovani: attualmente ha ricevuto la prima dose l’83% della popolazione di età compresa tra i 12 e i 17 anni, e più dell’83% dei 18-19enni. La percentuale della seconda dose in questa fascia è leggermente più bassa (67%) ma questo perché i ragazzi più giovani hanno ricevuto per ultimi il via libera alla vaccinazione.

TERZA DOSE

Lunedì scorso è iniziata la campagna vaccinale per le persone immunodepresse o immunocompromesse che riceveranno la terza dose (con Pfizer o Moderna) per completare il proprio ciclo vaccinale.

In provincia di Reggio sono circa 8.500 quelle che saranno invitate a sottoporsi al richiamo: «I pazienti che seguono una terapia stabile e cronica riceveranno un messaggio dall’Ausl – spiega Natalini – mentre gli altri saranno indirizzati alla vaccinazione dallo specialista di riferimento, che saprà anche indicare il momento ideale per sottoporsi al vaccino».

Sono duecento le persone di questa categoria a essere state vaccinate finora, «ma contiamo di esaurirle entro un mese con l’aiuto dei medici di medicina generale e dei reparti che principalmente seguono tali pazienti (neurologia, reumatologia, nefrologia, oncologia, ematologia e malattie infettive) a cui abbiamo chiesto di sensibilizzare sull’importanza del richiamo. Per chi ne avrà bisogno attiveremo anche la vaccinazione a domicilio».

Poi sarà la volta degli ultraottantenni e del personale delle case di riposo: «A tal proposito abbiamo già chiesto la disponibilità dei medici di famiglia per eseguire le vaccinazioni». Ancora nessuna novità per i sanitari e le categorie che si sono vaccinate per prime: «La validità del green pass è stata prorogata a un anno, ma all’inizio del 2022 per qualcuno comincerà a scadere. Vedremo cosa deciderà il governo».

CAUTO OTTIMISMO

«Il clima è quello di un cauto ottimismo», commenta Marchesi e Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero, conferma con i numeri: «Dai 30 ricoveri per Covid di media della scorsa settimana siamo passati a 26, con una media giornaliera stabile di 2-3 pazienti ricoverati in terapia intensiva. Non possiamo però abbassare la guardia – sottolinea Mazzi – perché la variante Delta è contagiosissima, come confermano gli studi, e non perdona. È importante continuare a rispettare le regole che ormai conosciamo bene: distanziamento, igiene, mascherina».

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