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Saman: verità in 10 giorni

Convalidato ieri l’arresto dello zio Danish. Il 29 settembre l'udienza in Francia, poi l’estradizione

NOVELLARA. Dieci giorni per potergli porre la domanda che sta tenendo mezza Italia col fiato sospeso: «Dov’è Saman?». Un’attesa che dura da sei mesi, da quando la ragazza di 18 anni di origine pakistana è scomparsa, con l’ipotesi investigativa che sia stata uccisa per mano dello zio Danish Hasnain con la complicità di due cugini e dei genitori.

Ieri lo zio è comparso per la prima volta davanti a un giudice, in Francia: ha parlato lo stretto necessario e poi è stato portato nel carcere di Fresnes, a meno di un’ora di auto dove è stato stanato dalla polizia francese. Si tratta quindi del primo test giudiziario al quale ha partecipato Hasnain, arrestato due giorni fa con un mandato europeo a nord di Parigi, considerato dalla procura di Reggio Emilia l’esecutore materiale dell’omicidio della ragazza che aveva avuto l’unica colpa di essersi ribellata a un matrimonio forzato con un cugino in Pakistan.

Il suo arresto segna una svolta vera a quasi sei mesi dalla scomparsa della ragazza dalla casa tra le campagne di Novellara, dove la famiglia Abbas avrebbe ordito - madre e padre compresi - la terribile fine della figlia, che sarebbe stata uccisa perché decisa ad emanciparsi da loro e da dettami che considerava retrogradi e che ostacolavano la sua idea di vita libera.

Ieri Hasnain è stato protagonista l’udienza di convalida del suo arresto, difeso da un avvocato messo a disposizione dal tribunale di Parigi. Convalida confermata dal giudice francese visti gli indizi che gravano sull’indagato e che avallano l’operazione effettuata nel quartiere popolare di Garges-lès-Gonesse a nord di Parigi, al civico 4 di Rue Des Mûriers. Una pletora di condomini che distano pochi metri dall’aeroporto di Parigi-Le Bourget, dove la vita è segnata dalla mescolanza tra cittadini spesso di origine straniera, dove Hasnain ha trovato riparto e anonimato.

«Non ha detto niente di particolare» è il resoconto telegrafico giunto ieri a Reggio Emilia dalle forze dell’ordine francesi, che hanno effettuato il blitz arrestando l’indagato per omicidio premeditato. Ma dal suo arresto è scattato il conto alla rovescia per poterlo portare a Reggio Emilia, per parlare con il suo avvocato italiano, Lalla Gherpelli, la quale non ha finora avuto modo di farlo in tutti questi mesi dopo la sua fuga da Novellara. Il prossimo passa è l’udienza alla Chambre de l’Instruction in Corte d’Appello francese fissata il 29 settembre che servirà al tribunale d’Oltralpe per valutare - e dare corso - alla richiesta di estradizione presentata dallo Stato italiano.

Dopo l’udienza di ieri è stato portato nel carcere dove rimarrà in custodia fino al 29. Dopo quell’udienza dovrebbero passare due o tre giorni per avviare il rimpatrio in Italia, con arrivo via aereo a Fiumicino. Da lì sarà portato direttamente a Reggio Emilia, dove lo attende il procuratore Isabella Chiesi, che dovrà giocare la partita più delicata perché cruciale.

Viste le accuse, Hasnain in caso di condanna rischierebbe l’ergastolo. A indicarlo quale esecutore matriale del delitto è stato il fratello di Saman. Così come per gli altri quattro indagati per l’omicidio, a giocare a suo sfavore c’è poi la fuga e la lunga latitanza, che hanno consolidato la tesi dell’accusa. Fuga e latitanza sulla quale stanno lavorando ora i carabinieri di Reggio Emilia, che allargano alla rete di conoscenze francesi il campo di indagine per cercare di capire chi possa aver aiutato la famiglia Abbas sia nel delitto sia nelle operazioni che hanno portato alla loro improvvisa sparizione. Hasnain è stato trovato dalla polizia francese in un appartamento con dei connazionalli.

È stato individuato grazie ad alcuni segni sul volto (tra cui un neo), alle impronte digitali e ad alcuni dati associati al telefonino, scoperti tramite i contatti sui diversi social che utilizzava per comunicare con l’esterno e all’estero. In base a quanto ricostruito, infatti, l’uomo non avrebbe mai «spento» i suoi profili che, esaminati e passati al setaccio, avrebbe ricondotto le autorità all’indirizzo Ip, in Francia, e di conseguenza al luogo in cui si trovava e dove poi è stata fatta l’irruzione.

A quanto risulta ai militari, che non possono escludere che in Francia si trovi anche l’altro cugino della giovane, Nomahulaq Nomanhulaq (Ikram Ijaz, è infatti l’unico, tra i cinque indagati, a essere detenuto nel carcere di Reggio Emilia), al momento del fermo non sono state ritrovate armi. Hasnain è atteso a inizio ottobre a Reggio: la Procura potrà effettuare confronti tra le versioni degli imputati e dei testimoni, alle volte discordanti mentre altre non sempre considerate attendibili.
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