«Mio padre assolto con formula piena già settant’anni fa»

Processo per diffamazione ai danni del partigiano Paderni. Parla la figlia Donata: «Rivangate questioni ormai sepolte»

SCANDIANO. «Mio padre non ha ucciso o fatto uccidere Luigi De Buoi. Per quell’omicidio fu assolto con formula piena, per non aver commesso il fatto, ben 70 anni fa». Così Donata, figlia dell’ex comandante partigiano, nonché sindaco di Scandiano dal 1964 al 1972, Amleto Paderni, ascoltata ieri in tribunale a Ravenna, dove si sta celebrando il processo a carico del giornalista e scrittore Gianfranco Stella, accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Paderni.

Stella ha attribuito allo scandianese l’omicidio del medico condotto e concittadino di Arceto, avvenuto nel maggio del 1945, nel suo libro “Compagno mitra. Saggio storico sulle atrocità partigiane”, presentato anche a Reggio Emilia, nel 2018, nella sala dell’hotel Posta, evento che aveva richiamato molti esponenti e militanti della destra reggiana. Ma da quell’accusa Paderni fu completamente scagionato con una sentenza della Corte d’Appello di Bologna, nel 1951.


Durante l’udienza di ieri l’unica a venire sentita è stata la figlia di Paderni. La donna ha raccontato di come fosse stata messa al corrente di quanto riportava il libro di Stella da alcuni amici e di come, di concerto con la sorella Maria Teresa e la madre Tilde Cigni, abbia poi deciso di sporgere denuncia. A distanza di tanti anni da quell’omicidio, con una sentenza di assoluzione piena e il padre morto nel 2005, quanto accaduto con il libro di Stella ha profondamente scosso e addolorato le tre donne, ora costituitesi parte civile al processo contro il ravennate Stella: «Rivangate questioni ormai sepolte». Ad assisterle l’avvocato Ernesto D’Andrea: «Il racconto della figlia Donata ha confermato la diffamazione – ha dichiarato il legale –. Perché è questo di cui stiamo parlando. Non può essere cioè un processo in cui si rifà la storia. Il clima in cui si svolge non deve essere questo».

Anche l’avvocato difensore di Stella, Luca Tadolini, ha rivolto diverse domande a Donata Paderni, ma nessuna di queste è stata ammessa dal giudice ravennate Antonella Guiodmei. «Il magistrato è stato molto scrupoloso – ha raccontato D’Andrea – nell’applicare il codice penale che non consente di formulare quesiti di altro tipo se non attinenti a quanto riferito dal testimone».

La prossima udienza è stata fissata per il 13 dicembre quando saranno ascoltati i testimoni della parte civile il presidente, dell’Anpi di Reggio, Ermete Fiaccadori, e il carabiniere reggiano che raccolse la denuncia della Paderni.

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