Contenuto riservato agli abbonati

Saman, carabinieri verso il Pakistan sulle tracce dei quattro latitanti

Ieri la troupe di Mattino Cinque nel boschetto indicato dal sensitivo come il luogo di sepoltura del corpo della 18enne

NOVELLARA. I carabinieri reggiani starebbero per partire per il Pakistan al fine di proseguire le indagini finalizzate alla cattura dei quattro indagati per l’omicidio di Saman Abbas, la 18enne pachistana scomparsa nel nulla dal 30 aprile. Si tratta di Shabbar Abbas e Nazia Shaheen – i genitori di Saman ritenuti dagli inquirenti i mandanti del suo omicidio –, lo zio Danish Hasnain (considerato l’esecutore materiale dell’omicidio), e il cugino Nomanulhaq Nomanulhaq (identificato come un complice nel disegno criminale).

Tutti gli indagati avrebbero fatto ritorno nel loro paese d’origine: i genitori con un volo di linea dalla Malpensa, mentre lo zio e il cugino si sarebbero appoggiati ad organizzazioni clandestine che forniscono questo tipo di servizi per il rimpatrio, al di fuori dei canali leciti. Lo ha reso noto la trasmissione “Mattino Cinque” andata in onda ieri. La rogatoria internazionale emessa il 5 luglio scorso dalla procura di Reggio Emilia per l’arresto e l’estradizione dei quattro indagati ha, come ostacolo maggiore per la sua efficacia, l’assenza di accordi bilaterali tra Italia e Pakistan. Da qui potrebbe nascere l’esigenza degli investigatori reggiani di raggiungere il paese asiatico, anche se nel novero delle relazioni internazionali appare una scelta certamente irrituale quella di accettare, da parte di un paese sovrano, l’attività investigativa di forze di polizia straniere. Tuttavia, l’invio dei carabinieri in Pakistan potrebbe essere legittimato da negoziazioni diplomatiche in corso tra Italia e Pakistan e concretizzarsi dopo aver delineato precise regole d’ingaggio in base ad accordi tra le forze di polizia dei due paesi coinvolti. In ogni caso, questo sviluppo dimostrerebbe la volontà del paese asiatico di collaborare per la risoluzione del caso.


La troupe dell’inviato Giammarco Menga ha annunciato queste novità in diretta nazionale trasmettendo dal boschetto di via della Vittoria, dove il giornalista della Gazzetta Tiziano Soresina – ospite intervistato da Menga, in foto – la settimana scorsa aveva fatto dei ritrovamenti sospetti, dopo che l’area era stata “individuata” dal sensitivo tedesco Michael Schneider come quella dove sarebbe stato sepolto il cadavere di Saman Abbas. Un foulard (o una camicetta) sotterrato e una scarpa da ginnastica, oltre a cumuli di terra ricoperti da rami e zolle di terreno smosse in maniera sospetta: queste le risultanze dell’ispezione di Soresina. Oggetti e circostanze che sono stati poi stati visionati e repertati dai carabinieri venerdì scorso, a seguito di un sopralluogo, per non lasciare nulla di intentato.

Un’altra novità è una lettera anonima recapitata agli inquirenti che individuerebbe nella cassa di espansione “Bagna”, nelle Valli di Novellara, il luogo del seppellimento del corpo di Saman. Un luogo distante cinque chilometri dall’azienda agricola dove lavoravano gli Abbas, facilmente raggiungibile attraverso strade carraie poco trafficate. Il canale che attraversa la zona, il cavo Bondeno, era già stato setacciato, invano, dalle unità cinofile della polizia tedesca durante le ricerche del corpo di Saman Abbas. I tecnici dell’autorità di bonifica, profondi conoscitori dei circuiti idraulici della zona, fin dall’inizio avevano escluso che il cadavere potesse essere stato gettato in acqua. «Lo avremmo trovato noi da qualche parte, oppure sarebbe stato avvistato da qualcuno, per esempio pescatori», dichiararono a maggio, quando iniziarono le ricerche.

Relativamente al seppellimento del cadavere, l’area – che è una zona venatoria, in questo periodo parecchio frequentata da cacciatori dopo la riapertura della stagione di caccia – non risulterebbe tra quelle già battute in passato, per cui non si può escludere che gli inquirenti possano attivare eventuali ricerche in futuro.

Alessandro Cagossi

© RIPRODUZIONE RISERVATA