Scomodo, minore, ma sempre amato da tutti: Gianni Rodari è nell'Olimpo della letteratura

Gianni Rodari

Il libro a cento anni dalla nascita: l'opera omnia del grande autore riunita in un Meridiano Mondadori, cofanetto monografico che raccoglie tutte le sue opere

All’indomani di un centenario – quello della nascita (1920-2020) – sfortunatamente “limitato” dall’emergenza Covid, a rendere il dovuto omaggio al grande Gianni Rodari, arriva il Meridiano Mondadori: il cofanetto monografico che raccoglie tutte le opere dell’autore: “Greenpass letterario” che sancisce l’accesso del maestro di Omegna nell’Olimpo delle letteratura. Al suo fianco un’allegra brigata di dei che vanno da Pirandello a Montale da Calvino a Cervantes, da Hemingway a Marquez, solo per fare alcuni nomi di una lunga lista di autori ai quali la Mondadori ha dedicato uno o più volumi ad hoc della prestigiosa collana dei Meridiani.


Considerato per troppo tempo un “semplice” autore per l’infanzia ad uso di maestri e prof, Gianni Rodari è finalmente assurto tra i grandi, trovando un posto tra le “stelle blu e oro” targate Mondadori: un doveroso tributo e riconoscimento in cui c’è lo “zampino” della professoressa Daniela Marcheschi, presidente del Centro Internazionale di Studi Europei “Sirio Giannini” che ha la sua sede a Palazzo Mediceo a Seravezza (Lucca), peraltro sito Unesco. Da nove anni il Ciseg organizza, grazie a Chiara Tommasi e Guido Conti, un bel festival di letteratura e giornalismo – “Trame d’Estate” – dove proprio a fine agosto è stato presentato il nuovo Meridiano dedicato a Gianni Rodari. A parlarne al pubblico presente la curatrice stessa del volume, appunto Daniela Marcheschi, affiancata da Grazia Gotti, presidente del Comitato Nazionale Gianni Rodari, che si è occupata di redigere, sempre per il cofanetto, una scheda dettagliata degli illustratori delle opere rodariane.


Un ritratto a quattro mani dello scrittore amato da grandi e piccoli. Amico di Zavattini, Tofani, Guareschi, Gianni Rodari, prima di essere un maestro era un giornalista – nella fattispecie un giornalista annonario – dunque uomo di mondo e nel mondo, un comunicatore. «Rodari – racconta Marcheschi – era un giornalista che manteneva in tutti i giornali per i quali ha scritto (da Paese Sera all’Unità) un angolo di posta: era il suo modo di dialogare e di incontrare il suo pubblico, ascoltare i suoi lettori e interloquire con loro. Uno che parla ai bambini esattamente come si parla ai grandi, convinto della funzione del giornalismo didattico come mezzo di formazione dei cittadini». Ecco allora tutta una serie di “recuperi” pescando nella tradizione letteraria e non: dal giornalismo comico ottocentesco di Collodi, a tutta una cultura folclorica, erroneamente ritenuta inferiore. Ne è testimonianza la valorizzazione della filastrocca, un genere altamente popolare, che lo scrittore ricrea, pubblicandola su “Il Caffè”, sdoganandola fino a farla diventare un genere d’arte.


A curare la prima edizione delle Filastrocche di Rodari sarà così Giovanni Arpino che mette il sigillo della letteratura su un’opera nuova, aprendo la strada ad un dialogo tra cultura colta e cultura popolare e finendo per diventare lui stesso uno scrittore per bambini. Un circolo virtuoso: colto e popolare interagiscono e dal corto circuito scocca la scintilla del nuovo. Un nuovo che è “leggerezza con una grande sostanza”. «Rodari – spiega ancora Marcheschi – ha stimolato la cultura italiana a lavorare per la civiltà dell’infanzia, passando dalla teoria, che è quella ispirata agli insegnamenti di Maria Montessori, alla pratica: ecco che sono fiorite biblioteche, spazi, cinema destinati ai bambini». Un uomo con un grande senso dell’umorismo, profondo conoscitore della lingua italiana, mosso da una solida fede nella civiltà e nella morale: questo il profilo di Rodari, che spesso gli è costato ostilità anche all’interno delle redazioni dei giornali in cui ha lavorato e della stessa Einaudi fino al blocco delle pubblicazioni per l’infanzia nel Sessantotto.


«Parlava ai bambini come si parla ai grandi», con una modernità sorprendente: per questo i suoi scritti arrivavano e continuano ad arrivare ad un pubblico ampio e variegato. Semplice, diretto, comunicativo, e per questo “pericoloso”: «Ad esempio, durante il suo viaggio in Russia – racconta Marcheschi – Rodari fu sempre seguito dal Kgb perché le istituzioni sovietiche avevano paura delle domande che faceva ai bambini proprio sul tipo di vita, sulla scuola. Gli mettevano alle calcagna una traduttore, che in realtà svolgeva la funzione di controllo». In Russia, così come nella Livorno “rossa” dove viene attaccato nel quartiere Corea quando accennando ai bambini cinesi incontrati in un viaggio in Oriente, affermò che non erano rispettati perché vittime della propaganda del regime comunista. Era la sua difesa dell’infanzia e di quella specificità che la contraddistingue: l’essere una grande tela assorbente da rispettare. «Da questo rispetto – aggiunge Gotti – passa oggi la ricostruzione “rodariana” del nostro Paese: facendo piccole cose di buon senso».