Reggio Emilia, sgominata la banda delle razzìe ai negozi

Arrestati quattro uomini dai 38 ai 57 anni di nazionalità georgiana. La loro abitazione e la cantina stracolme di refurtiva 



REGGIO EMILIA. La questura di Reggio Emilia ha smantellato una banda coinvolta in almeno quattro furti nei negozi del centro storico di Reggio Emilia e Parma.


Si tratta di quattro georgiani – di qui il nome dato all’operazione “Dabreva”, razzìa in georgiano – di 57, 47, 43 e 38 anni, formalmente disoccupati, con precedenti penali e senza fissa dimora, che avevano preso in subaffitto una stanza-nascondiglio in via Eritrea, rivelatasi, insieme alla cantina, stracolma di merce rubata per un valore di migliaia di euro.

I quattro sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e accusati del reato di ricettazione in concorso. Su richiesta del pm Claudio Santangelo, titolare delle indagini, il gip Luca Ramponi, ieri in tribunale, ha convalidato i fermi e confermato la custodia cautelare per tutti.

I COLPI

L’ondata di furti a raffica ai danni dei locali pubblici della città aveva fatto scalpore. I quattro casi risolti riguardano lo “StorRE”, il negozio ufficiale della Pallacanestro Reggiana in piazza Prampolini a pochi metri dal municipio; il ristorante “Lou Lou” di via San Giuseppe 9/B, sempre vicino al municipio; la farmacia del Foro Boario in largo Gerra 2/G e il punto vendita Max Mara in strada della Repubblica a Parma.

Punti vendita presi di mira tra il 15 agosto e il 15 settembre con raid ed effrazioni notturne, a eccezione della farmacia dove i malviventi avevano colpito di giorno.

LA SVOLTA

La svolta nell’indagine è arrivata martedì scorso, quando un cittadino si è presentato in via Dante per denunciare il furto della propria bicicletta, sottratta nella notte tra l’11 e il 12 settembre, mentre era parcheggiata in via Farini: una bicicletta elettrica, del valore di circa 800 euro, alla quale il previdente titolare aveva applicato un Gps.

Il localizzatole satellitare ha indicato che la bici si trovava in zona stazione e ha portato le Volanti dritte a una cantina seminterrata di un condominio di via Eritrea, dove si sono trovati davanti a una “vecchia conoscenza”: il 57enne georgiano, noto per essere un predatore seriale, sorpreso mentre stava armeggiando con un mazzo di chiavi alterate per smontare il cestello della bicicletta elettrica rubata.

All’interno della cantina, oltre alla bici restituita al legittimo proprietario, i poliziotti hanno trovato un borsone colmo di attrezzi da scasso: piedi di porco, martelli, set di cacciaviti, due trapani elettrici, torce, guanti e un cannocchiale. In totale una sessantina di attrezzi.

IL NASCONDIGLIO

I complici non dovevano essere lontani. I poliziotti hanno interrogato i residenti nella palazzina e l’amministratore condominiale: è emerso che il 57enne e altri tre connazionali erano domiciliati in una stanza di un appartamento, subaffittato da una donna ucraina, risultata estranea ai fatti, e che, anzi, ha collaborato con gli inquirenti. Nella stanza sono stati scoperti altri due connazionali, di 47 e 43 anni, nonché una montagna di merce rubata: 70 prodotti di cosmetica (tra creme, trucchi e profumi), una borsa da donna firmata Max Mara (solo questa vale mille euro), dieci smartphone ancora nella scatola originale, una decina di coltelli (da quelli a serramanico multiuso a quelli professionali da caccia), tre portafogli (uno, contenente documenti personali e carte di credito, è stato restituito), scarpe e capi di abbigliamento sportivi come le magliette con il logo Pallacanestro Reggiana.

L’ULTIMO COMPLICE

All’appello mancava il quarto e ultimo complice, che però nella stanza aveva lasciato un indizio prezioso: il passaporto, intestato a un 38enne georgiano arcinoto per il suo curriculum criminale (era stato coinvolto nell’operazione Kanonieri Kurdi della squadra mobile sui ladri professionisti degli appartamenti). È stata la polizia municipale, il giorno dopo in centro, a rintracciare il 38enne. Non potendo dimostrare che la banda sia stata l’esecutrice materiale dei quattro furti – e di altri immaginabili, visto che la merce rimanda a ulteriori colpi – i quattro devono rispondere del solo reato di ricettazione in concorso.

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