Prende l’aperitivo con un killer della mafia: la pm Ferretti allontanata da Modena

Durante il coprifuoco Covid, trovata al bar con un ergastolano. Il Csm decreta l’incompatibilità: ora è giudice a Firenze

SCANDIANO. Il sostituto procuratore Claudia Ferretti, originaria di Scandiano e in servizio a Modena da oltre vent’anni, è stata trasferita al Tribunale di Firenze. Da pm ora è giudice: è stata assegnata alla Seconda sezione penale. La decisione, presa dalla Commissione disciplinare del Csm in giugno, è diventata effettiva in luglio. Il motivo è la sua incompatibilità d’ambiente e di funzione con Modena. È stata trovata a bere un aperitivo con due conoscenti siciliani, uno dei quali è un pluriomicida. Un killer della mafia trapanese e oggi ergastolano in semilibertà, dipendente dell’altro conoscente, un macellaio siciliano. Le sue spiegazioni non sono state ritenute adeguate a garantire la sua funzione in Procura e quindi il procedimento si è concluso con il suo rapido allontanamento da corso Canalgrande.

NOTIZIA A SORPRESA


La notizia è stata resa pubblica dal Consiglio superiore della magistratura dopo una recente delibera. Nel comunicato si dà notizia del trasferimento e delle ragioni. Il Csm ha archiviato la pratica della Prima Commissione sul caso Ferretti dato che era già stata definita dalla Disciplinare, dopo che la Procura Generale di Cassazione aveva chiesto la misura cautelare di destinarla alle funzioni civili. Nonostante la gravità del caso che investe un magistrato, della vicenda il procuratore di Modena Luca Masini (unico autorizzato a parlare) non ha mai fatto cenno nel corso degli incontri con la stampa da giugno ad oggi.

UN PM SOPRA I SOSPETTI

Per tanti anni la dottoressa Ferretti è stata un pubblico ministero di primo piano a Modena, oltre a essere sostituto del procuratore quando quest’ultimo è assente.

Ha seguito e risolto numerosi casi di omicidi e ha portato a termine il clamoroso mistero del furto della tela del Guercino. Un magistrato ritenuto al di sopra di ogni sospetto, dunque.

Una donna discreta, poco amante dei riflettori anche se sempre disponibile per precisazioni sulle indagini. Proprio per questo suo passato integro e defilato, desta ancora più impressione l’accaduto. Vediamo da vicino quanto è emerso dagli accertamenti dei carabinieri di Reggio e della Procura Generale alla Corte d’Appello di Bologna.

L’APERITIVO VIETATO

19 febbraio 2021. L’Emilia è in zona rossa. La pandemia dilaga e i controlli si fanno stretti. Oltre all’uso obbligatorio delle mascherine, sono in vigore la chiusura tassativa dei locali alle 18 e il divieto di consumo al loro interno. Diversamente, scattano multe per gli avventori e una sanzione per il gestore. Nella bella piazza Spallanzani, cuore di Scandiano, alle 18.30 è invece ancora aperta la Salumoteca Bruno Parrucca. La polizia locale si insospettisce e va a dare un’occhiata. All’interno ci sono tre avventori: una donna e due uomini. Sono seduti a un tavolino e stanno chiacchierando davanti a calici di vino. Appena vedono gli agenti, i tre si alzano in piedi, ma il controllo scatta lo stesso. I vigili avviano un’identificazione per capire chi sono i trasgressori.

La dottoressa Ferretti – originaria di Scandiano – viene identificata con i documenti, così come uno dei due conoscenti. Si tratta di Massimo D’Aprea, un macellaio siciliano che ha bottega a Casalgrande. Il terzo dice di non avere con sé i documenti. Il nome lo fa la dottoressa Ferretti. Un nome noto negli ambienti giudiziari: Pietro Armando Bonanno, 65enne, ergastolano condannato per omicidi di mafia. Gode di semilibertà.

Fuori dal carcere ha un lavoro: è il “garzone” della macelleria D’Aprea.

FUORI ORARIO

Sorpresi di questo incontro, scaturito da una semplice violazione delle norme anti-Covid, i vigili iniziano a interessarsi del motivo per cui un pm modenese si trova a bere un aperitivo con un ergastolano per mafia e il suo datore di lavoro fuori dai limiti di orario fissati oltretutto dentro il locale. La Ferretti spiega che non si erano accorti dell’orario. Si erano dilungati a chiacchierare, dato che i due conoscenti sarebbero rientrati il giorno dopo in Sicilia. Il gestore del locale, aggiunge, li aveva tenuti al tavolo per pura cortesia. Ma più che la violazione delle norme anti-Covid ora i vigili si insospettiscono e fanno rapporto su quella «anomala frequentazione», come sarà poi definita dal Csm. La Ferretti spiega loro di essere un magistrato e di conoscere da tempo il macellaio e Bonanno. Li aveva incontrati e voleva salutarli dato che stavano per partire per la Sicilia. Poi si erano messi a chiacchierare perdendo di vista l’orario. Bonanno conferma: dice che si era fermato alla Salumoteca per prendere un panino d’asporto e di aver incontrato per caso «la dottoressa».

DELITTI E FUGHE

Ma la “anomala frequentazione” del pm non finisce in un cassetto. Bonanno si sa chi è: un esperto di armi condannato all’ergastolo come killer della mafia trapanese. Di una cosca locale, certo, quella di Salvatore Minore, ma che faceva già capo al boss dei boss Matteo Messina Denaro, capozona del mandamento di Castelvetrano. Bonanno è l’uomo che la Cassazione ha ritenuto colpevole dell’omicidio di Pietro Ingoglia, ucciso in auto col padre Filippo e un pastore, Vincenzo Petralia. I tre erano scomparsi il giorno di Pasqua del 1988 mentre viaggiavano in auto. Un caso di “lupara bianca”, si era detto. Una sparizione rimasta nell’ombra nei giorni di un fatto più clamoroso: l’omicidio di Mauro Rostagno.

Poi, dopo la strage di Capaci, le indagini portano al trapanese. Viene indicato come l’uomo che dalla moto ha sparato colpi di pistola sui tre, uccidendo Pietro Ingoglia.

Nel 2004, però, Bonanno riesce a ottenere la libertà vigilata proprio quando è in attesa della sentenza di Cassazione. Nel dubbio, si fa di fumo. La Dda lo cerca, anche perché la condanna all’ergastolo è intanto diventata esecutiva non solo per l’omicidio ma anche per il porto d’armi abusivo e altri reati. Per un anno sparisce di scena. Poi un giorno in Argentina la polizia federale fa irruzione in una casetta sperduta nell’enorme Provincia di Buenos Aires e lo trova. Si era nascosto nei pressi di una cittadina chiamata Hurlingham.

Aveva adottato il nome falso di Raffaele D’Aquina. È con la moglie e il suo cavallo, la sua passione. Dalle indagini risulta che ha mantenuto contatti con la Sicilia e anzi cerca di mettere in piedi un giro di estorsioni. Viene estradato e finisce in carcere in Italia. Poi, scontati 15 anni, a Reggio l’ergastolo diventa una semilibertà e inizia a lavorare come aiutante in macelleria. Va aggiunto con chiarezza che non risulta abbia commesso nuovi reati dopo il provvedimento del magistrato di sorveglianza. Riga dritto. È un uomo semilibero che, giustamente, può e deve rifarsi una vita nel segno della legalità e della correttezza, senza più violenza.

INCONTRO INOPPORTUNO

Un uomo che avendo scontato quanto deciso dai magistrati – al di là dei giudizi che si possono dare su questo ergastolo interrotto – può frequentare chi vuole e dove vuole. Invece, un magistrato può intrattenersi in un bar con un ex mafioso che ha ucciso per il clan?

È opportuno che prenda un aperitivo con un ergastolano con questi trascorsi e che ancora si trova in semilibertà? Queste domande sono state al centro delle riflessioni della Procura Generale di Bologna che ha incaricato i carabinieri di Reggio di approfondire il caso.

Della sconcertante scoperta è stato informato il capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia, oltre al Csm e alla Procura Generale di Cassazione.

“INCOMPATIBILE”

L’«anomala frequentazione intrattenuta dalla dottoressa Ferretti con il Bonanno» ha così portato ad aprire subito una procedura di trasferimento da parte della Prima Commissione del Csm già il 13 aprile.

Ma il 13 giugno la Commissione disciplinare, su richiesta della Procura Generale di Cassazione, dopo la camera di consiglio, ha disposto il trasferimento immediato della dottoressa Ferretti dalla Procura di Modena al Tribunale di Firenze, stabilendo che avrebbe avuto funzione di giudice.

Solo la richiesta di misura cautelare di trasferirla al civile non ha avuto seguito: ora è assegnata alla seconda sezione penale per un periodo a termine. Il motivo è un’incompatibilità ambientale e di funzioni tra il ruolo di magistrato che indaga e la sua vita personale che la spinge a frequentare, anche se solo per il tempo di un aperitivo, un pluripregiudicato. L’8 settembre la Prima Commissione del Csm si è riunita e ha archiviato la sua pratica perché sostanzialmente un duplicato rispetto a quella successiva della Disciplinare, già chiusa.

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