Contenuto riservato agli abbonati

Saman, c’è un foulard sotterrato nel boschetto indicato dal sensitivo

Il lembo di stoffa spuntava dal terreno. Trovati sospetti cumuli di terra ricoperti dai rami e una scarpa da ginnastica 

NOVELLARA. Nelle sconfinate campagne di Novellara, sulle tracce di Saman Abbas.

La pakistana 18enne è scomparsa nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio, ma per gli inquirenti è stata uccisa dai familiari che ne hanno fatto poi sparire il cadavere, facendole pagare in quel modo agghiacciante l’assurda “colpa” di essersi opposta al matrimonio già combinato in Pakistan.


Al di là dell’ipotesi di chi indaga, il corpo di Saman, da allora, non si trova. Inutili 67 giorni di ricerche dei carabinieri – coordinati dalla pm Laura Galli – fra le serre dell’azienda agricola novellarese “Le valli” dove la famiglia Abbas ha abitato e lavorato fino al fuggi fuggi (di genitori e alcuni parenti) di oltre quattro mesi fa.

Da giugno su questo caso sempre più delicato c’è però una segnalazione che non ha nulla di investigativo ma è frutto delle percezioni del sensitivo tedesco Michael Schneider, noto per aver risolto casi famosi di persone scomparse.

Anche per il veggente Saman è stata ammazzata, ma va però al di là di questa tragica convinzione, perché “sente” che sia stata sepolta in una zona ben precisa, dentro o a ridosso di un boschetto in territorio novellarese.

La Gazzetta ha deciso d’inseguire questa indicazione, inoltrandosi fra le carraie polverose di questa fine estate, per poi lasciarsi pian piano alle spalle fossati robusti, cespugli, piante maestose, case diroccate e campi lavorati che si estendono a perdita d’occhio. Un “viaggio” nella tranquilla solitudine che la campagna sa “regalarti”, interrotta solo da sparute apparizioni di fagiani spaventati e guardinghi caprioli che ti scrutano da lontano, oltre che dal rumore di alcuni trattori di passaggio.

Conoscenza dei luoghi e precise coordinate non possono tradire, mentre sale l’angoscia quando l’area boschiva testardamente cercata comincia a profilarsi all’orizzonte. C’è parecchia tristezza in questo “viaggio”, perché il destino di Saman pesa ormai da troppi giorni sul cuore di tanti.

Dopo aver “mangiato” tanta polvere, il punto segnalato dal sensitivo è ora davanti al cronista.

In realtà sono due i boschetti, separati da una radura. Sembrano inestricabili, invece non è così. Vi sono dei varchi, inizialmente un po’ difficoltosi, ti devi piegare e farti largo fra le frasche, ma una volta dentro trovi dei sentieri abbozzati che girano attorno ad alberi e cespugli. Percorsi interni tutto sommato agevoli. Li troveremo in entrambe le aree dalla vegetazione rigogliosa che perlustriamo con calma. Fa caldo lì dentro, l’aria è ferma, quasi afosa.

Notiamo nel primo boschetto che la terra è smossa in più punti, ma c’è una montagnola più sospetta di altre ai piedi di un albero, perché su di essa sono ammucchiati diversi rami, come se fosse una rudimentale copertura, dando l’impressione di essere persino curato quell’angolo rispetto al luogo selvaggio in cui ci troviamo. A passi lenti, per non perdere i particolari, notiamo pure una scarpa da ginnastica semi sotterrata, ricoperta da muschio verde e vivo. Una sola, chissà il perché. Il giro continua, fra piume di uccelli e il piccolo teschio di un animale selvatico morto chissà quanto tempo fa. L’impressione che ci rimane addosso è di un posto sperduto, ma comunque frequentato e non solo dagli animali. Come se qualcuno ci mettesse le mani ogni tanto.

Attraversata la radura, entriamo nel secondo boschetto, molto simile al primo. La solita fatica per spingersi dentro, poi quella sorta di camminamenti che permettono una perlustrazione adeguata. Anche qui terra smossa, cumuli, foglie su foglie.

Ma, all’improvviso, lo sguardo viene attirato da un lembo di stoffa celeste che spunta dal terreno per circa una decina di centimetri.

Oltre al colore sgargiante, s’intravvede un qualcosa che sembra un disegno stampato color oro. La situazione è perlomeno strana. Cresce la curiosità, ma anche un certo brivido. Con i guanti, come necessaria precauzione, è un attimo afferrare il pezzo di tessuto e cominciare a smuovere il terreno. E spostando pian piano la terra esce ben di più. Un ampio foulard (ma potrebbe essere pure un vestito, non è chiaro) con stampati fiori rossi, catene e monili color oro. Un capo d’abbigliamento che richiama certe creazioni delle case di moda francesi. Ma cosa ci fa in un posto simile e per di più sotterrato, un foulard così elegante? Difficile sui due piedi trovare una risposta, di sicuro un po’ inquietante lo è quel ritrovamento in aperta campagna .

Non sappiamo se Saman è davvero sepolta in uno di quei due boschetti come sostiene il sensitivo, come non sappiamo se un giorno o l’altro questo pezzo di campagna novellarese verrà passato al setaccio dai cani addestrati per cercare cadaveri, anche sotterrati.

Però questo “viaggio” ci porta ad annotare una certezza. L’azienda agricola in cui la giovane pakistana sarebbe stata assassinata, quanto dista da questi boschetti? Non molto e questa è una sorpresa. In auto sono sufficienti davvero pochi minuti, basta infilare la direzione giusta che non è nemmeno difficile da individuare. Un percorso – fatto di strada bianca ma anche asfaltata – che pure in bicicletta non richiede molto tempo. Un tragitto, fra l’altro, completamente agricolo, non vi sono telecamere, le case sono più disabitate che altro. E l’approdo all’azienda di cocomeri e meloni dei fratelli Bartoli lascia addirittura senza parole, perché l’ultimo pezzo di percorso si congiunge proprio con quel sentiero ghiaiato che – fra le serre – parte dall’abitazione degli Abbas per sbucare in strada. Non un sentiero qualunque, ma quello imboccato da Saman (con lo zaino avorio sulle spalle) insieme ai genitori nella drammatica notte in cui la 18enne aveva deciso di andarsene, come ricavato dai filmati delle telecamere di videosorveglianza del podere “Le valli”. Sempre le immagini diranno che dopo pochi minuti rientrano in casa i genitori, lo zio Danish Hasnain consegna lo zaino al padre e della ragazza non si saprà più nulla...

© RIPRODUZIONE RISERVATA