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Mamma e due fratellini di Reggio Emilia bloccati in Afghanistan dai talebani

Viaggio in agosto, poi Kabul cade. I bimbi di 3 e 5 anni non si presentano all’asilo comunale in città e la storia viene a galla. Istituzioni e Farnesina al lavoro per trattare il rientro

REGGIO EMILIA. Quando la mamma e i suoi due bimbi sono partiti da Reggio Emilia, a inizio agosto, il tempo già stringeva. A Kabul si parlava già di un ritiro anticipato degli americani, lasciando poche speranze a chi voleva rivedere – forse per l’ultima volta, si temeva – i famigliari che vivevano ancora in Afghanistan. Ma nessuno avrebbe pensato all’evaporazione dell’esercito afghano in pochi istanti. Una convinzione che aveva anche la donna, una ragazza di 27 anni di origine afghana che, armata di tanto coraggio, ha preso i due figli di 3 e 5 anni, nati e cresciuti a Reggio Emilia, per portarli fino a Kabul nel tentativo di poter riabbracciare almeno un’ultima volta l’adorata nonna che vive lì.

Quando sono arrivati nella capitale afghana per andare a salutarla sono però rimasti intrappolati. La situazione è infatti precipitata: gli Stati Uniti si sono ritirati repentinamente, Kabul è caduta in mano ai talebani e l’aeroporto, unica via per la salvezza, è diventato off-limits. Un fallimento strategico da parte degli americani che ha segnato una drammatica cesura tra il mondo libero e l’Afghanistan, con una presa di potere dagli echi oscurantisti che sta tenendo col fiato sospeso anche i parenti della famiglia di Reggio Emilia.


In mezzo al caos di Kabul è rimasta infatti incastrata la mamma con i suoi due bimbi, che a un mese dal ribaltone afghano non è ancora riuscita a tornare in Italia, nella sua Reggio Emilia, dove c’è il marito, un 32enne anche lui di origine afghana ma con radici salde nella Città del Tricolore, dove i bambini non si sono presentati all’apertura dell’asilo comunale avvenuta il primo settembre scorso.

All’inaugurazione del nuovo anno scolastico, infatti, le maestre hanno notato le due assenze. Da lì l’amministrazione comunale è giunta a conoscenza del dramma famigliare. Il papà ha raccontato la vicenda: i figli e la moglie sono rimasti bloccati dopo la ritirata caotica degli americani che è culminata con l’assalto all’aeroporto di Kabul, diventata una tragedia umanitaria evidente dopo aver visto le immagini dei giovani afghani che precipitavano dall’aereo, nella speranza di poter scappare dal regime talebano tornato a vent’anni dalla cacciata.

A riuscire a fuggire sono stati il governo filo-americno e gli Stati alleati, che sono riusciti a far partire le famiglie di quanti hanno collaborato. Ed è proprio qui il nodo della vicenda per la famiglia reggiana: non si tratta di collaboratori degli alleati, erano semplici turisti di ritorno. Uno status che non li farebbe rientrare tra i potenziali beneficiari di un biglietto di ritorno per l’Italia. La vicenda è ora seguita dalla Farnesina e tramite la diplomazia italiana la questura di Reggio Emilia è riuscita a sbloccare i passaporti della mamma e dei figli. I bambini e la madre sono in buone condizioni, stanno vivendo a Kabul con la nonna e altri parenti, in contatto con il padre a Reggio Emilia che sta cercando in tutti i modi di far ricongiungere la sua famiglia. Per i suoi bambini, che erano attesi a scuola da maestre e compagni, la vita ha subìto ora un drastico cambiamento. Sono infatti immersi nella quotidianità di una città alla ricerca di un nuovo equilibrio sotto il regime talebano, che impedisce per ora la libera circolazione anche a chi vuole tornare a casa dalla propria famiglia.

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