«Leo come Eitan. Anche lui ha bisogno del nostro governo per tornare a casa»

Ilaria Sassone con suo figlio Leonardo

Tutta Italia parla del bambino israeliano rapito dal nonno. L'avvocatessa Giovanna Fava: «Non si scordi il piccolo portato in Turchia un anno fa»

NOVELLARA. La dolorosa storia del piccolo Eitan, il bambino israeliano unico superstite nella tragedia del Mottarone – l’incidente della funivia Stresa-Alpino-Mottarone che il 23 maggio 2021 è costata la vita a 14 persone – rapito dal nonno paterno e portato illegalmente in Israele nonostante il giudice italiano lo avesse affidato alla zia paterna, a Novellara non può non fare venire in mente la triste vicenda del piccolo Leonardo: anche lui, come Eitan, ha 5 anni ed è stato portato illegalmente all’estero, in Turchia, dal padre nonostante il giudice lo avesse collocato dalla madre, Ilaria Sassone. La battaglia per riportare Leo a casa va avanti da un anno e mezzo. La madre in questi giorni è in Turchia per la nuova udienza sull’affidamento.

«Sentendo la triste storia del piccolo Eitan, tutti quelli che conoscono il caso di Leo hanno pensato a lui. Solo che per il primo c’è una grande attenzione mediatica, su tutti gli altri un velo pietoso di silenzio» commenta l’avvocatessa Giovanna Fava, che segue Ilaria Sassone nella battaglia per l’affidamento.


«Purtroppo i genitori di Eitan non ci sono più, mentre Leo una mamma ce l’ha e un giudice aveva stabilito che doveva stare in Italia. Perché allora la diplomazia italiana non fa tutto quanto è possibile per abbreviare questi tempi enormi che ci sono che stanno diventando veramente insostenibili?» chiede.

Sul caso di Eitan, il Ministro degli Esteri Luigi Di Magio ha parlato. «Ha detto che farà tutto il possibile perché venga rispettata la Convenzione dell’Aia. Israele vi ha aderito e anche la Turchia. Anche se quest’ultima non la Trattato di Maastricht e quindi per loro le decisioni non sono immediatamente esecutive: è sufficiente che il rapitore si opponga per fare slittare i tempi, per fare avere più grandi di giudizio vanificando l’obbligo di rientro immediato, che è previsto dalla Convenzione dell’Aia».

E così Leo, cittadino italiano, da oltre un anno e mezzo è in Turchia. Di nuovo in attesa del giudizio di primo grado, dopo che il secondo grado ha fatto tornare tutto indietro, chiedendo una perizia psichiatrica sul bambino. «Per capire se il ritorno in Italia per lui sarebbe traumatico» spiega Fava. «È come dire: io mi metto in una posizione di torto e da quella cerco di avere un vantaggio. Come se rubassi un’auto, dicessi ormai è mia perché la uso io: non ci sto, è un controsenso assurdo!» ribatte.

«Ringrazio la diplomazia italiana per tutto quello che potrà fare per il bambino israeliano e chiedo che non ci si scordi di Leo, che è stato rapito ormai un anno e mezzo fa – lancia l’appello – La cosa che veramente più addolora è vedere che lo Stato italiano rispetta tutte le garanzie procedurali, ma il padre non ritira gli atti e siamo così al secondo rinvio del procedimento penale che lo riguarda (per sottrazione di minore, ndr). Mentre in Turchia, lui aveva iniziato un procedimento di affido che se non avessimo scoperto con i nostri mezzi avrebbero fatto senza contraddittorio. Ilaria sta spendendo un patrimonio per difendersi in Turchia, è costretta a recarsi là per vedere il bambino e gli è stata negata la possibilità di portarlo qui per le vacanze per il rischio che non lo riportasse in Turchia. È l’unica che ha rispettato tutte le regole ed è lei che viene messa in discussione. Auspico che il nostro ministro faccia tutto il possibile per portare anche Leo In Italia».

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