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Reggiane, 14 giorni per chiudere tutto: resterà il presidio e arrivano i fari

L’assessore Marchi: «Controlli per evitare nuovi abusivi» Il Comitato: «Restino fino alla totale messa in sicurezza»

REGGIO EMILIA. Dopo lo sgombero scatta la vigilanza. L’aver mandato via gli ultimi senzatetto non cancella il pericolo che le Reggiane vengano ancora scambiate come refugium peccatorum per spacciatori, rapinatori e criminali vari che, dentro al ghetto alle porte della città si sono mescolati per anni a persone colpite da un disagio conclamato.

Parte quindi la “fase 2” alle ex Reggiane, il più grande complesso industriale della storia di Reggio Emilia, da anni dismesso e dove da stanno lavorando squadre di operai per tombare le tre palazzine sgomberate due giorni fa tramite - in realtà - un percorso di ricollocazione reso necessario per svuotare l’area in via definitiva e per meglio stanare i criminali che commettono illeciti tra piazzale Europa e via Agosti. «Si tratta di chiudere qualcosa come 600 metri quadri di finestre» chiarisce l’assessore Daniele Marchi il giorno dopo lo storico sgombero, avvenuto in pompa magna nonostante l’esiguità poi delle persone - dodici - ricollocate da Comune e Caritas. «Per terminare i lavori di occlusione saranno necessarie quindi due settimane circa, durante le quali ci sarà la presenza di una società della vigilanza oltre alle forze dell’ordine» dice l’assessore con delega ai cittadini migranti: «Poi però sarà la prefettura a decidere quale sarà il destino delle operazioni di controllo alle Reggiane. Il nostro compito è praticamente terminato».


L’aver ricollocato gli “ospiti” altrove non libera però l’amministrazione dal pericolo che altre persone possano continuare a passare attraverso la zona - ancora di proprietà dell’immobiliare Fantuzzi - o, peggio, di tentare di sfondare le pareti di mattoni per poter tornare a ricavare delle abitazioni abusive dentro gli edifici storici degli uffici, dove ora sono al lavoro gli operai. «Il pericolo che qualcuno sfondi per entrare c’è - afferma Marchi - è già successo pochi giorni dopo la chiusura della palazzina che veniva utilizzata in origine come laboratorio di chimica - Una volta scoperto furono mandati via e la finestra fu nuovamente chiusa. Stessa cosa deve accadere ora per gli altri edifici: sarà necessaria una vigilanza costante di modo che se qualcuno sfonda per entrare venga fatto allontanare e l’entrata venga subito richiusa». Un compito non semplice, essendo l’area di un privato - una società dell’imprenditore Fantuzzi, dal quale il Comune non ha avuto segnali di questi tempi - sottoposta ora a un progetto di intervento pubblico e sotto l’egida delle forze dell’ordine, chiamate in causa in maniera massiccia dopo lo stillicidio di violente rapine e lo spaccio diventati una minaccia per i cittadini. «Restano da abbattere alcuni casotti ma poi, come amministrazione comunale, possiamo dire che abbiamo terminato il percorso basato su ricollocamento e demolizioni - ribadisce Marchi - Gli stessi varchi di entrata sono ormai sigillati, sia da piazzale Europa e che su via Agosti. Ora chi vuole entrare deve scavalcare. Resta l’accesso che serve al cantiere. Pensiamo poi alla possibilità di dotare l’area interna delle Reggiane di gradi fari per illuminare questa zona ancora vasta e sprovvista, anche per aiutare chi deve fare i controlli. Poi dire che il nostro “mestiere” è finito».

Il lavoro di sgombero e chiusura di porte e finestre trova il plauso del comitato Ascoltare Santa Croce, formato dai cittadini che per anni hanno chiesto questo cambio di passo: «Si è posta fine a una dolorosa ferita sia per il quartiere che per la città, ma anche per tutte le persone che in questi anni vi hanno vissuto - scrive il portavoce Stefano Buffagni - Quelle non erano condizioni di dignità accettabili per un essere umano e confidiamo che il progetto Reggiane Off, di cui il nostro comitato fa parte, possa completare questo percorso che ha avuto un’accelerazione inaspettata e da noi non sollecitata. Come comitato ovviamente esprimiamo la nostra soddisfazione per i risultati ottenuti, frutto sicuramente delle nostre azioni portate avanti da mesi, adesso in molti stanno cercando di salire sul carro, ma ora é troppo facile farlo. La nostra richiesta di presidio fisso è stata finalmente accolta e di questo ringraziamo le autorità e i risultati di questo presidio sono stati evidenti a tutti, ridando al quartiere quella sicurezza che mancava da troppo tempo. Adesso ricomincia un altro capitolo in cui chiediamo che vengano mantenuti presidi sino alla totale messa in sicurezza della zona, chiedendo una particolare attenzione su piazzale Europa».

Enrico Lorenzo Tidona

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