«La moglie ignorava che il marito avesse quella doppia vita emersa da Internet»

Paolo Eletti e il figlio Marco in uno scatto di qualche anno fa

Il delitto di San Martino in Rio, il legale della donna: «Sta meglio, non ha incontrato il figlio». Per la pm l’altra identità sessuale è il movente del delitto

SAN MARTINO IN RIO. Una famiglia dilaniata e il movente ora più accreditato – è la pm Piera Giannusa a coordinare le indagini dei carabinieri – sull’uccisione il 24 aprile scorso del 58enne Paolo Eletti, cioè la doppia vita di quest’uomo che attraverso un profilo Facebook (con un nome fasullo) si manifestava con una diversa identità di genere (praticava il crossdressing, cioè si travestiva apparendo dell’altro sesso) e avrebbe avuto una serie di relazioni extraconiugali (quantomeno virtuali). Per gli inquirenti la scoperta di questo scenario sessuale del tutto inaspettato avrebbe scatenato il figlio 33enne Marco, portandolo ad avere un violento litigio culminato quel giorno nell’omicidio a martellate.

Un segreto inconfessabile di cui gli Eletti erano tutti a conoscenza e col tempo hanno cercato inutilmente di gestire fra le mura domestiche, oppure un’autentica “bomba” deflagrata all’improvviso? La moglie Sabrina Guidetti, 54 anni, sarebbe stata ignara di questa preferenza sessuale del marito, come conferma alla Gazzetta l’avvocato Claudio Bassi che la tutela e la sta aiutando a riprendere in mano la propria vita dopo essere stata a lungo in coma in ospedale a causa del pesante avvelenamento (oltre ai polsi tagliati) per il quale è accusato sempre il figlio.

«La mia assistita non sapeva nulla, solo che il marito usciva con degli amici, niente di più. Fisicamente si sta riprendendo, non utilizza più le stampelle, vive da una parente, ma per riaversi sul piano psicologico ha bisogno di più tempo e di un aiuto ad hoc. Abbiamo fatto istanza per chiedere il dissequestro della sua auto – conclude il legale – affinché possa muoversi autonomamente. Il figlio? Non l’ha ancora incontrato». E il figlio Marco era al corrente della doppia vita del padre? Un aspetto, questo, su cui gli avvocati difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella non voglio entrare. «Siamo in attesa della chiusura delle indagini – si limitano a dire i due legali – il chè ci permetterà di visionare gli atti». Dalla notte successiva al delitto il 33enne è in cella, con pesanti accuse: omicidio del padre (aggravato da premeditazione, futili motivi e parentela con la vittima) nonché tentato omicidio della madre.



Era stato lungamente sentito – affiancato da un avvocato d’ufficio – dalla pm Giannusa nelle ore subito successive alla tragica scoperta nell’abitazione di via Magnanini. Le dichiarazioni del figlio erano apparse contraddittorie agli investigatori, da qui il fermo del giovane grafico-scrittore. Successivamente nell’udienza di convalida del fermo l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, stavolta assistito dai difensori di fiducia Bucchi e Scarcella. Da allora si trova in carcere a Modena.

In mano agli inquirenti, si sarebbero assommati elementi ritenuti indizi importanti: la convinzione che è stato il figlio a procurare al padre le benziodazepine che il 58enne assumeva per difficoltà legate al sonno, la stessa sostanza rilevata in gradi quantità nel sangue della madre. Non da ultimo, il racconto di avere fatto ricerche su come stordire con lo stesso farmaco e il suo interesse per i veleni.