Contenuto riservato agli abbonati

Via Turri, strada reggiana degli irreperibili Ci passa più del 10% dei residenti fantasma

Via Turri, in zona stazione, è la strada di Reggio Emilia dove si è registrato il maggior numero di irreperibili: sono 182 su 1.512 casi in tutta la città

Reggio Emilia, secondo gli ultimi dati del Comune sono stati 182 su 1.512. Il responsabile dell’Anagrafe: «È una zona di passaggio»

REGGIO EMILIA. Spariscono nel nulla, per trasferirsi in un altro quartiere, in un’altra città o magari all’estero. Sono i cosiddetti residenti fantasma: 1.512 a Reggio Emilia, di cui un quinto (290) in zona stazione, dove il turn over degli abitanti è elevato e dove a farla da padrone è la lunga e popolosa via Turri, che da sola raccoglie più del 10% dei casi. Difatti i 290 “fantasmi” della zona stazione sono così distribuiti: 182 in via Turri, 34 in via Paradisi, 33 in piazzale Marconi, 22 in via Vecchi, 16 in viale IV Novembre e 3 in via Chiesi.

Un fenomeno che comporta un lavoro impegnativo per l’Ufficio Anagrafe, che nei primi sei mesi di quest’anno, da gennaio a giugno, ha provveduto a cancellare in quanto irreperibili 497 nuclei familiari. Il tema era stato affrontato in passato dalla Municipale che, partendo dalle cantine occupate da abusivi in zona stazione, aveva eseguito controlli a tappeto sui garage e su ciascun appartamento: una lunga operazione, durata oltre un anno e mezzo, dalla quale sono derivate numerose segnalazioni e che ha consentito una mappatura sistematica e il sospirato aggiornamento delle reali residenze. Attività che, però, risale all’epoca pre Covid: troppo pericoloso, con la pandemia, recarsi nelle abitazioni, perciò di fatto il quadro è rimasto fermo al 2019 e la mappatura non si è più ripetuta.


«Non necessariamente la residenza fantasma equivale ad un problema di ordine pubblico o criminalità: più spesso si tratta di una persona che si è trasferita e non ha provveduto ai passaggi corretti, perciò risultano irregolarità. Noi controlliamo la titolarità dell’alloggio con regolare contratto d’affitto, visto che dal 2015 non si può chiedere la residenza senza un contratto; il subaffitto invece è una casistica più complessa che non compete a noi, bensì alla questura – spiega Alberto Bevilacqua, dirigente dei Servizi ai Cittadini dell’Anagrafe di via Toschi – Il Comune va a verificare le residenze per due motivi fondamentali. Primo: ogni volta che prende la residenza un soggetto in un alloggio dove risultano sia il nuovo arrivato sia altri l’anagrafe, mentre verifica il richiedente, va nell’appartamento a verificare le presenze e da lì parte l’irreperibilità dei precedenti inquilini. La seconda casistica è il controllo su segnalazione: di solito è il proprietario a riferire che gli inquilini se ne sono andati oppure è il condominio a dare il “la” ai controlli». L’obiettivo dell’anagrafe è quello di verificare le anomalie: o il singolo cittadino provvede oppure, dopo un anno come stabilisce la legge, viene cancellato.

«Se emergono dubbi sulla veridicità della residenza dopo i sopralluoghi, che spettano ai messi comunali o alla Municipale, noi abbiamo un ufficio interno che istruisce questo tipo di pratiche. Ovviamente non esiste un controllo in tempo reale, si lavora sempre ex post su situazioni già avvenute – prosegue Bevilacqua – E ovviamente abbiamo registrato una flessione dovuta al Covid: se per i nuclei familiari le pratiche di irreperibilità istruite e conclusesi con la cancellazione sono state 1.179 l’anno scorso (un calo consistente, di solito arriviamo in media a duemila), quest’anno nel primo semestre la cancellazione ha riguardato 497 nuclei».

Segno che il mercato immobiliare si sta riprendendo dalla paralisi ed è ricominciata la mobilità sociale. Le persone che svaniscono senza darsi la pena di cambiare la residenza («per mille motivi: perché si dimenticano, perché si disinteressano, perché non fa parte della loro cultura») finiscono nel conteggio degli irreperibili.«Dalla nostra esperienza si tratta di un comportamento scorretto distribuito in ugual misura tra italiani e stranieri. Unica eccezione in stazione storica, dove è chiaro che prevalgono gli stranieri come abitanti e quindi anche come irreperibili, anche perché si tratta di una zona di passaggio; la gente non resta a lungo negli appartamenti. Sul dato di un quinto degli irreperibili concentrati in quel quartiere “pesa” parecchio la peculiarità strutturale: è ovvio che a Canali la percentuale sarebbe quasi zero».